Maggiore sicurezza, in ricordo di Domenico

La delinquenza organizzata e diffusa in Calabria ferisce  la democrazia, condiziona la qualità della vita  e uccide i nostri bambini.  Non se ne può più!…

…Lo Stato si ponga il problema dell’ordine  pubblico in una regione che fa ancora parte della Repubblica italiana, nonostante di lei non si trovi traccia in alcuna delle agende politiche ed istituzionali del Paese. Neanche dinanzi alla presenza di navi dei veleni il Governo batte colpo.

A mio avviso, in Calabria è tempo di inviare l’esercito.

Porsi la questione dell’ordine pubblico e del controllo del territorio, nell’ultima regione d’Europa, è, a questo punto,  un passaggio doveroso, direi quasi obbligato, se non si vuole sancire che vi è un pezzo dell’Italia in cui ogni giorno può accadere di tutto, persino che un bambino di 11 anni sia assassinato durante una partita di calcetto.

Il territorio   è sguarnito sulle coste e nell’entroterra. Qui non si tratta solo di fare attenzione alla  solitudine di chi fa impresa, che solo di rado ormai suscita moti di indignazione, ma di garantire la deambulazione dei cittadini nelle nostre città.

La Calabria è una regione isolata geograficamente, cui sono state sottratte risorse fondamentali per lo sviluppo,  lasciata senza speranza e senza futuro.

La terribile sensazione di uno Stato che non c’è, che si avverte non solo nei borghi dell’entroterra o nelle periferie, ma in tanti quartieri delle città meridionali, non si risolve con gli attestati di solidarietà, né con le cannoniere dell’Ottocento, ma con una presenza in carne ed ossa dello Stato, solo così si  può incoraggiare la società civile a vincere la rassegnazione.

Ma è chiaro che, se neppure dopo  la morte di un bambino  succede niente, se neanche l’indignazione ha più cittadinanza, è come se lo Stato in Calabria avesse gettato la spugna e tutto ciò deve spaventarci.

Pippo Callipo

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