Se i forestali non funzionano si organizzino meglio

“Se la politica in Calabria è inefficiente e non è capace di utilizzare in maniera ottimale i forestali, attraverso progetti calibrati e puntuali, non si vorrà per reazione mandare a casa oltre 9 mila persone?” E’ quanto chiede Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Regione, commentando l’articolo apparso oggi sul Corriere della Sera (pag. 26) intitolato “Calabria, ai forestali 240 milioni l’anno” in cui tra l’altro è riportata un’opinione dell’imprenditore calabrese a difesa dei forestali….

…“A me la cancellazione dalla Finanziaria dei fondi per i forestali non mi sembra una misura di razionalizzazione della spesa pubblica, ma un gesto violento contro una regione in ginocchio e dalle conseguenze imprevedibili. Porre la questione dei forestali calabresi come un caso di malcostume o di dispendio di risorse pubbliche, mi pare un modo errato di affrontare un problema che necessita di ripensamenti, ma dentro una logica di impiego redditizio dei forestali e nell’interesse generale. Altre strade, è bene che si sappia subito, non sarebbero giuste. E lo dico da imprenditore che sa bene quante risorse pubbliche siano state buttate a vuoto nel Sud nell’indifferenza dello Stato e con la complicità dei poteri economici forti del Nord. Noi però, se non vogliamo buttare insieme all’acqua sporca anche il bambino, oggi dobbiamo fare attenzione a questi ragionamenti, perché in Calabria si rischierebbe, dinanzi a un’ulteriore impoverimento, più di una guerra civile mediatica. La Calabria ha boschi straordinari sottoutilizzati, da rendere vivibili dal punto di vista ambientale e naturalistico, e innumerevoli problemi idrogeologici, senza dire delle difficoltà dell’entroterra dove lo spopolamento nella misura del 40/50 per cento significa la desertificazione sociale e libero spazio d’azione alla criminalità; problemi che esigono la presenza attiva ed intraprendente anche dei forestali. Se i forestali non funzionano si organizzino meglio. Si muova lo Stato dinanzi ad una Regione che è allo sfascio, ma non si getti la croce sui lavoratori. Troppo facile scaricare le contraddizioni del sistema politico ed istituzionale che non è in grado di far funzionare quel che ha, sull’anello più debole della catena. Il Paese deve sapere che una Calabria cui sono state già sottratte ingenti risorse, che attende ancora dal Governo un piano di rilancio complessivo annunciato ad agosto dopo ampia discussione, in cui la povertà è diventata cronica e le famiglie già in difficoltà non sanno a quale santo votarsi, non può tollerare un’ulteriore massacro di risorse umane.”

 

Condividi su:Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestShare on RedditEmail this to someoneShare on Tumblr

Un pensiero su “Se i forestali non funzionano si organizzino meglio

  1. sartano

    Per prima cosa tengo a precisare una cosa, sono fermo e convinto sostenitore di Pippo Callipo, ho aperto anche un piccolo gruppo su FB, non ieri ma dal mese di ottobre; sono altresi iscritto al PD, non so se mi riscriverò.
    Vorrei esprimere il mio pensiero sui forestali, che puntualmente ritorna in periodi elettorali o in periodi bui, a seconda di come fa comodo. Che i forestali in Calabria siano troppi è inutile negarlo, si farebbe torto all’intelligenza umana, chiedersi il perchè di questo numero abnorme di operatori idraulico-forestali, questo è il termine burocratico,è nella storia delle clientele, della raccolta di voti e nel mantenimento del consenso, o addirittura rifugio per gente poco raccomandabile. Il risultato è che ad ogni pioggia in determinate zone c’è solo da raccomandarsi al Santo pluviale di turno. Una via d’uscita bisogna pensarla perchè cosi non puo continuare in eterno. Che fare?
    -Dichiarare solennemente il blocco delle assunzioni per almeno 10 anni.
    -Pensare un piano d’impiego congiuntamente alle province ed ai comuni la dove c’è effettivo bisogno.
    -Farli operare per progetti veri, misurabili nei modi e nei tempi.
    -Responsabilizzare, formare il personale.
    -Organizzare piccoli o medi presidi.
    -Controllo delle presenze

    Questi a mio avviso sono le cose minime da mettere in atto per comnciare a dare una svolta al problema.
    E’ una dura realtà ormai incancrenita, dove non si possono piu proporre cure palliative bisogna operare, punto e basta.
    Forza Pippo

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *