Un gesto violento dello Stato contro una Regione in ginocchio

Di Pippo Callipo*

Le preoccupazioni del sindacato circa i forestali, ci debbono indurre a stare attenti. Come al solito, potrebbe succedere che dinanzi a un’offensiva dei poteri forti – Lega in primis – le risorse destinate al Sud siano dirottate. La politica calabrese vive nel retrobottega delle Istituzioni nazionali, non l’ascolta nessuno e, quindi, non avrebbe la forza di cambiare le scelte nazionali più scellerate. L’abbiamo visto con la vicenda delle Navi dei Veleni: c’è voluta una grande manifestazione di popolo per indurre il Governo a muoversi e, ciononostante, neppure un ministro ha avvertito la sensibilità di venire a vedere di persona. L’argomento utilizzato, anche per i forestali, è ricorrente: l’incapacità del Sud di rendere produttiva la spesa…

…E’ chiaro che l’impresentabilità della classe politica calabrese fa il gioco delle aree ricche che,attraversate da una crisi economica strutturale, fagocitano spesa pubblica e investimenti. Mai come in questa occasione, per la Calabria è urgente coniugare la difesa dell’esistente con una proposta di rinnovamento della politica arricchita di progetti affidabili. Perciò vado dicendo da qualche settimana che mi piacerebbe scegliere questo slogan per la Calabria: “Via la spesa pubblica inutile”. Trovo che sia la sintesi efficace per impegno volto a rinnovare la Regione. Aboliamo tutti gli Enti inutili gestiti o finanziati dalla Regione che, al momento, assorbono risorse ma non servono allo sviluppo. Tutto ciò ci darebbe più autorevolezze e forza di contrattazione con il Governo e il Parlamento. L’articolo pubblicato dal Corriere della Sera venerdì scorso (“Calabria, ai forestali 240 milioni l’anno”) conferma i miei sospetti. L’idea ventilata è quella di risolvere alla radice il problema costo dei forestali calabresi eliminando i forestali. In realtà, se la politica in Calabria non è capace di utilizzare in maniera ottimale i forestali, attraverso progetti calibrati, la cosa più assurda sarebbe quella di mandare a casa oltre 9 mila persone. A me, che pure sostengo l’urgenza di monitorare la spesa pubblica, specie quella utilizzata per clientele e affari, la cancellazione dalla Finanziaria dei fondi per i forestali mi sembra un gesto violento dello Stato contro una regione in ginocchio. Porre la questione dei forestali calabresi come un caso di malcostume o di dispendio di risorse pubbliche, è un modo errato di affrontare un problema che indubbiamente necessita di ripensamenti, ma sempre dentro una logica di impiego redditizio dei forestali e nell’interesse generale. Altre strade, è bene che si sappia subito, non sarebbero giuste. E lo dico da imprenditore che sa bene quante risorse pubbliche siano state buttate nel Sud nell’indifferenza dello Stato e con la complicità del sistema imprenditoriale del Nord. Se non vogliamo buttare insieme all’acqua sporca anche il bambino, oggi dobbiamo fare attenzione a questi ragionamenti, perché in Calabria si rischierebbe, dinanzi a un’ulteriore impoverimento, più di una guerra civile mediatica. La Calabria ha boschi straordinari sottoutilizzati da rendere vivibili dal punto di vista ambientale e naturalistico, e innumerevoli problemi idrogeologici, senza dire delle difficoltà dell’entroterra dove lo spopolamento nella misura del 40/50 per cento significa la desertificazione sociale e libero spazio d’azione alla criminalità; problemi che esigono la presenza attiva edintraprendente anche dei forestali.Se i forestali non funzionano, si organizzino meglio. Si muova lo Stato dinanzi ad una Regione che è allo sfascio, ma non si getti la croce sui lavoratori. Troppo facile scaricare le contraddizioni del sistema politico ed istituzionale che non è in grado di far funzionare quel che ha, sull’anello più debole della catena. Il Paese deve sapere che una Calabria cui sono state già sottratte ingenti risorse, che attende ancora dal Governo un piano di rilancio complessivo annunciato ad agosto dopo ampia discussione, in cui la povertà è diventata cronica e le famiglie giù in difficoltà non sanno a quale santo votarsi, non può tollerare un’ulteriore massacro di risorse umane. Difendere con forza la permanenza dei forestali laddove necessitano, non collide con lo slogan sui tagli ai carrozzoni clientelari che assorbono risorse pubbliche che potrebbero essere destinate allo sviluppo produttivo. Al contrario, la nuova Regione dovrà difendere a spada tratta le risorse che le spettano ma, insieme, dimostrare di essere virtuosa nella spesa. Compito dei calabresi e della nuova classe dirigente, dovrà essere proprio quello di lavorare sodo su questo fronte e sulla base di una progettualità di risultato. Abbattendo la spesa improduttiva, si può fare,rilanciando l’occupazione, un investimento su alcuni importanti progetti innovativi che possano significare sviluppo produttivo. Se la Regione dimostra serietà, impiegando bene le risorse e facendo vedere al Paese i risultati di cui siamo capaci,altri, a iniziare dal Governo, non potranno pretendere di collocare nel nostro territorio opere faraoniche che non servono al Paese e che rischiano di provocare uno sconvolgimento ambientale. La Calabria, per rivendicare sul serio autonomia, deve ridurre lo scarto tra produzione e consumi ed eliminare i tratti del sottosviluppo e della dipendenza economica che connotano il nostro sistema. Rappresentiamo una goccia dell’export nazionale, mentre assorbiamo una montagna di risorse nazionali e comunitarie che non sono finalizzati a irrobustire il sistema produttivo con una seria progettualità, perché oggi la politica pensa solo a come aumentare i propri clienti. Questo è l’unico obiettivo cui la politica si è concentrata finora. Un obiettivo che non predilige la competenza ed il merito, perché a utilizzare le risorse finanziarie con lo scopo di ampliare i voti di scambio, è sufficiente il personale del sottobosco politico che poi, a sua volta, è utilizzato largamente per finalità elettorali. Il fallimento nell’utilizzazione dei fondi comunitari, di cui sono responsabili questa Giunta di centrosinistra e la precedente di centrodestra, consiste in questo: nonostante decenni di finanziamenti comunitari, la Calabria ha un divario di sviluppo rispetto alle altre regioni italiane ed europee molto amplio e non è riuscita a stringerlo. Il sovradimensionamento dell’agricoltura e la presenza nel sistema-Calabria di imprese piccolissime a cui sono precluse economie di scala, denotano la polverizzazione inefficiente dell’apparato produttivo calabrese su cui occorre incidere con risolutezza. Noi abbiamo bisogno di imprese più grandi (sono poche quelle che superano i 100 dipendenti in Calabria), in grado di essere presenti nei segmenti innovativi e dinamici e aperti alla competizione nazionale ed internazionale. Questo ci rimanda non solo a investimenti pubblici che vanno dirottati in questa direzione, anziché scialacquati nel nulla, ma anche all’urgenza di rendere funzionali i contesti in cui le aziende operano e che oggi sono deboli per il deficit infrastrutturale di base, l’alto costo del danaro, la questione sicurezza. La Calabria produttiva, piccola media e grande, deve assolutamente uscire dall’isolamento e fare squadra. E può riuscirci attraverso un patto serio con la politica e l’università che deve accompagnarla nei processi di ricerca scientifica e tecnologica. Se non riusciremo a fare tutto ciò, saremo destinati a subire le intemperanze della Lega, le “rapine” dei Fas, i pregiudizi sul nostro fiacco spirito civico. Ma è indubbio che per cambiare metodo è indispensabile cambiare scenario e immettere nella politica nuove energie. Ci vuole il coraggio di liberarsi dei soliti notabili della politica, perchè il ricambio delle classi dirigenti è tema prioritario in questa stagione. Non capirlo o volerlo relegare a opzione laterale, è voler fare come gli struzzi.

*Imprenditore, Candidato alla Presidenza della Regione

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