La sanità è la nostra Caporetto

Mi auguro che i calabresi non credano alle barzellette. Per la sanità, altro che linea del Piave! Qui si è nel pieno della sconfitta di Caporetto, con l’aggravante che gli sconfitti non vogliono assumersi responsabilità. Alla vittoria di Vittorio Veneto si potrà arrivare, ma non con i responsabili dello sfascio. Quindici anni di Giunte regionali, di centrodestra e di centrosinistra, hanno scorticato la sanità calabrese e trasformato gli ospedali in serbatoi elettorali in cui può accadere di tutto. Alle viste, poi, tanto per stare alla linea del Piave, non ci sono Austro-ungarici, rigorosi e inflessibili, ma un Governo molle e complice, che, dopo aver fatto spendere alla Calabria milioni di euro per la ricognizione del debito a cura della KPMG, ancora ritarda ad assumere l’unico provvedimento necessario: il commissariamento della sanità. L’unico atto da cui si possa ripartire, che certifica, contemporaneamente, un fallimento politico e affida a tecnici di comprovata esperienza l’onere della messa a punto dei conti. Perché il Governo non commissaria la sanità calabrese, è un altro mistero italiano. Tutto è piegato a finalità politiche, mentre i calabresi per avere una prestazione un filo impegnativa debbono emigrare. Nella sanità occorre ripartire con una programmazione fatta di merito, buona gestione e controlli interni ed esterni. Naturalmente il Dipartimento dell’Assessorato, che si è rivelato inefficiente, va azzerato e ricostruito con professionalità calabresi, perché questa è l’altra tendenza cui occorrerà uniformarsi: smetterla con l’importare professionalità esterne alla Calabria la cui incompetenza è stata fatta pagare ai calabresi. Ci serve un Piano sanitario che valorizzi i nostri punti di forza e imponga la fuoriuscita della politica e della peggiore burocrazia, complice del disastro, dagli ospedali.”

Pippo Callipo

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