La morale, specie in Calabria, ritorni ad essere al centro della politica

“È un mercato delle vacche. A questo è stata ridotta la Regione Calabria, e poi si ha anche l’impudenza di lamentarsi con la stampa nazionale, rea di denunciare misfatti e disamministrazione. La politica in Calabria è ridotta a un mercimonio, grazie anche alla precarietà umana di chi, per accomodarsi in una poltrona, si lascia comprare.
Si c
ompra il consenso con consulenze, si usano le risorse pubbliche per fini privatistici e si foraggiano Enti privati che, dietro una parvenza d’impegno collettivo i cui risultati non conosce nessuno, sono soltanto carrozzoni clientelari della peggiore specie. Mi chiedo se gli intellettuali calabresi, almeno quelli che non sono contigui a quest’operazione di sfarinamento della Regione e della vita pubblica calabrese, non ritengano di alzare la voce e farsi sentire”….

…”Io penso che, dinanzi a una Calabria che rischia la disgregazione sociale e avvilita com’è dalla mancanza di lavoro, del nostro agire, soprattutto se svolgiamo funzioni pubbliche, dobbiamo rendere conto, prima che alla società, a noi stessi ed ai nostri figli. La Regione Calabria è ormai un inguardabile Ente pubblico che mortifica l’intelligenza dei calabresi. Mi auguro che la Corte dei Conti e le Autorità preposte al controllo della spesa pubblica e dell’azione dei pubblici amministratori, siano vigili e tempestivi nell’agire, perché con la Regione priva di una burocrazia competente ed autonoma e di efficaci anticorpi, proprio in prossimità della campagna elettorale, accade di tutto. Consulenze a destra e manca, per corrompere il voto, addirittura la consulenza è usata col tentativo, neanche nascosto, di scompaginare altre forze politiche, profittando di persone senza nerbo e pronte a darsi al migliore offerente. Quando dico che la Calabria è afflitta dalla questione morale, che riguarda anzitutto la qualità della spesa pubblica e della sua classe dirigente, a questo mi riferisco. Mentre agli imprenditori è richiesta, in una terra di mafia come il Mezzogiorno, massima coerenza, con la minaccia di trasformarli in rei, da vittime quali sono, qualora non denunciano il pizzo, la vecchia politica non dà segni di ripensamento e, anziché dare il buon esempio, seguita a corrompere la libertà delle persone”.

Pippo Callipo

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