Bisogna immediatamente riqualificare la spesa pubblica

Mi auguro che la Corte dei Conti e le Autorità preposte al controllo della spesa pubblica e all’azione dei pubblici amministratori, siano vigili e tempestivi nell’agire, perché con la Regione  priva di una burocrazia competente ed autonomia e di efficaci  anticorpi interni, proprio in prossimità della campagna elettorale e dinanzi ad un bilancio in rosso e  minacciato, tra l’altro, da un debito della sanità la cui entità, ancorchè enorme,  non è stata ancora neppure certificata dall’advisor (che pure ha incassato 2, 5 milioni di euro) , accade di tutto. Consulenze a destra e manca, per corrompere  il voto e l’autonomia di giudizio delle persone, addirittura la consulenza è usata col tentativo, neanche nascosto,  di scompaginare altre forze politiche, profittando  di persone senza nerbo e pronte a darsi al migliore offerente. Come non bastasse, si continua a parlare di Sottosegretariati da attribuire od attribuiti, quando, nello Statuto vigente, di Sottosegretariati non c’è traccia, evidentemente lo si fa col tentativo di nobilitare quella che è una mera consulenza e per gabbare i cittadini. Ancora s’insiste, nonostante si proclami il contrario, ad attribuire incarichi anche rilevanti non in base alle competenze ed al merito ma esclusivamente in base alle appartenenze partitiche e per soddisfare interessi di parte invece che le aspettative della gente e del territorio. Tutto ciò è inaccettabile e mi auguro che  provochi nei calabresi la giusta indignazione.  In una terra che vive, come denunciano Istituti autorevoli e lo stesso Sindacato, una condizione economica e sociale che la pone agli ultimi posti in Europa per qualità della vita e “Pil”, servirebbe una forte assunzione di  responsabilità ed una immediata riqualificazione della spesa pubblica a fini produttivi. Invece la politica continua, imperterrita, a costituire per la Calabria non una soluzione, ma un gigantesco problema caratterizzato,inoltre, da un’evidente questione morale con cui non ci si vuole confrontare.    Mentre agli imprenditori è richiesta, in una terra di mafia come  il Mezzogiorno, massima coerenza,  con la minaccia di trasformarli in rei, da vittime quali sono, qualora non denunciano il pizzo, la vecchia politica non dà segni di ripensamento e, anziché dare il buon esempio, seguita a corrompere la libertà delle persone e ad assumere provvedimenti legislativi confusi e privi di finalità  e dal segno inequivocabilmente clientelare

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