Non condivido l’invito di Pier Luigi Celli

“IO RESTO IN CALABRIA”, è il messaggio per i giovani. E’ da prendere come una provocazione la lettera di Pier Luigi Celli, il direttore della Luiss, che invita il figlio ad andare all’estero. Mi stupisce la reazione un po’ sopra le righe di tanti che, anziché prendere atto della realtà difficile cui Celli fa riferimento, la buttano in caciara. D’altronde, qualche giorno fa, proprio il grande regista d’origine italiana Francis Ford Coppola, faceva notare che “l’Italia è un Paese che non offre opportunità ai giovani” e che in giro per il mondo trova tanti ragazzi italiani in cerca di lavoro. Francamente, non condivido l’invito ai giovani ad andar via. Se è difficile l’Italia, immaginate cos’è il Sud dell’Italia o regioni come la mia Calabria, governate da cattiva politica e mafia. Che dovrebbero fare i giovani calabresi, scappare dopo le scuole superiori, come fanno già in troppi? Io la tentazione di andarmene l’ho avuta, dopo che la mafia mi ha dedicato qualche ‘messaggio’, ma alla fine ho deciso di restare e di fondare un’associazione “Io resto in Calabria” con la prospettiva di dare una mano. Il mio invito, invece, è di darci una mossa tutti quanti e di liberare il Paese dalle sue pastoie politiche e burocratiche, renderla un Paese in movimento, aperta alla competizione. I giovani, specie i migliori di loro, debbono anche capire che i sacrifici fanno parte dell’esistenza e che, se le cose non vanno bene, non è con la fuga che si risolvono, ma con l’impegno, la resistenza e il coraggio di non voltarsi dall’altra parte.

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2 pensieri su “Non condivido l’invito di Pier Luigi Celli

  1. Raffaele Rosa

    Egregio Cavaliere,

    sono d’accordo con lei quando dice di non condividere l’invito ai giovani ad andar via e che impegno, sacrificio e coraggio sono indispensabili per risolvere i problemi.
    Mi permetto di aggiungere, che se la Calabria è stata governata per tanti anni da ‘nudda miscato cu nenti’, che hanno creato le condizioni di una region sull’orlo della banca rotta,
    è proprio perché:
    molti moltissimi Calabresi non hanno avuto il coraggio di cercare la propria affermazione secondo i canali istituzionali ma hanno preferito mendicare la benevolenza e i favori dei ‘nudda miscati cu nenti’;
    molti Calabresi hanno sempre ritenuto da stupidi sacrificarsi per lo stato Italiano, quante volte abbiamo ascoltato la frase ‘ Ca pu u statu Taliano ti d’una na medaglia’;
    molti moltissimi Calabresi non hanno mai profuso nessuno impegno nel lavoro credendo che essere assistiti sia un diritto.

    Quindi da calabrese che non si arrende, mi sento di rispondere all’invito ad andar via dall’Italia,con l’invito di John Fitzgerald Kennedy “Non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione”.
    Perché solo così i padri potranno sperare di morire assistiti dai propri figli, i nonni potranno sperare di veder crescere i loro nipoti dal vivo e non attraverso skype o il videotelefonino.

    Con stima
    Raffaele Rosa

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  2. simona mastroddi

    raffaele le tue parole sono davvero importanti. ciò che hai detto è verissimo. i primi responsabili di questo stato delle cose siamo noi stessi. Basta pensare che la colpa è sempre degli altri, prendiamoci le nostre responsabilità e cerchiamo di non essere piu vittime dirette e indirette della nostra sorte!

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