Maroni ha ragione, ma il governo faccia di più per il Sud

Non ringrazieremo mai abbastanza il Presidente Napolitano per l’attenzione che riserva al Sud in ogni occasione. Ma con altrettanta sincerità devo riconoscere che le denunce del ministro Maroni (Corriere della Sera di oggi) sullo sperpero del danaro pubblico al Sud sono più che esatte. Mi spiace soltanto che su questa analisi dedichino poca attenzione i vertici dei partiti di centrosinistra e gli stessi sindacati. Quasi che il Sud possa cambiare davvero volto senza affrontare di petto uno dei nodi che lo stritolano: l’uso distorto, illegale e canagliesco delle risorse pubbliche nazionali e comunitarie….

…Si perde tempo prezioso, invece, per occuparsi di primarie e secondarie farsa, ma di argomenti seri si ha poca voglia di occuparsi. Le frustate del ministro Maroni, semmai, difettano in coerenza. Perché si predica bene ma si continua, da Roma, a spalleggiare le stesse classi dirigenti che hanno, per esempio, fatto della Calabria la regione più povera d’Italia. Quando il ministro Maroni suggerisce al Mezzogiorno di cambiare modello, mi permetto di dirgli che anche lo Stato e i suoi rappresentanti debbono farlo, ma francamente nel comportamento del Governo verso il Sud non si vedono novità, neanche di quelle cui il ministro Maroni fa cenno. In sostanza, se la politica nazionale non dà forza alla migliore società civile del Sud, che non ha nulla a che sparite con la peggiore politica, c’è poco da fare, innovazioni non ce ne saranno e il modello nuovo che il Sud dovrebbe darsi non se lo potrà dare mai. Che la denuncia di Maroni sia perfetta, non c’è dubbio. Se il divario di sviluppo e di benessere tra la Calabria e il resto del Paese, dopo 40 anni di regionalismo, è alle stelle, non è certo colpa della Lega e neanche è dovuto all’assenza di risorse pubbliche, nazionali e comunitarie, che pure sono giunte a profusione, ma di una classe politica regionale priva di senso delle Istituzioni, inefficiente ed esclusivamente attaccata alla poltrona. Fa bene Maroni a ricordarci l’utilità del federalismo fiscale nel senso della maggiore responsabilizzazione della politica con l’introduzione del costo standard nella sanità, ma non si è ancora capito, tanto per fare un esempio, perché mai una Regione come la Calabria soffocata dai debiti accumulati dalla sanità (forse 3 milioni forse 4, ancora neanche la definizione del debito è ufficiale) non sia stata commissariata dal Governo. Perché mai il cittadino calabrese non deve avere il diritto di sapere chi nella sanità ha provocato danni spaventosi, al punto che oggi quando si va negli ospedali si rischia di morire e il calabrese per farsi curare paga l’aliquota più alta. Se in un’azienda l’amministratore delegato produce debiti e inefficienze e non ha idea di come rientrare, non può stare al suo posto un minuto di più. Nella sanità calabrese, è successo il contrario: chi dopo cinque anni non è stato in grado di ridurre il debito anzi l’ha aumentato e neanche ha saputo quantificarlo, oggi gioisce per non essere stato commissariato dal Governo e spaccia la confusione che è stata prodotta come un successo. Col risultato che il cittadino calabrese non si rende neppure conto di quel che è successo, ma è sicuro che quando avesse bisogno di prestazioni sanitarie prenderà un treno per gli ospedali di altre regioni.

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