In Calabria, slogan a parte, trasporti da Terzo Mondo

 

La Calabria esplode e c’è chi, nonostante tutto, parla di Ponti da realizzare. Sembra di percepire uno scenario in cui la politica viaggia per conto proprio e i cittadini del Sud, purtroppo, non viaggiano affatto. Da un lato gli slogan del Governo per il Ponte sullo Stretto e la Banca per il Sud, con l’aggiunta dell’altro slogan contro gli immigrati colpevoli per il sol fatto di esistere; dall’altro la realtà della Calabria e di un Sud abbandonati al loro destino, senza strade, in balìa dell’Alitalia e tagliati fuori da ogni rotta in cui viaggia lo sviluppo e la qualità della vita….

…Da un lato un Paese in cui c’è l’Alta Velocità, le cui disfunzioni hanno ampia eco sulla stampa nazionale, dall’altro la regione più povera d’Italia – in cui la Regione non è un Ente di sviluppo ma un Ente di potere e di gestione – considerata nel suo insieme un fatto d’ordine pubblico, in cui i cittadini, per andare da Crotone a Cosenza con i treni, cioè per coprire una distanza di poco più di 100 chilometri, se tutto va bene impiegano tre ore. Da un lato Alta Velocità e, in Calabria, persino in importanti stazioni come Lamezia Terme non si hanno neppure le scale mobili, e in cui le barriere architettoniche sono quasi un vanto. Da un lato un Paese che migliora ed investe sulle infrastrutture sempre più moderne, dall’altro la sporcizia e la sciatteria generale che caratterizza le ferrovie calabresi, con materiali fatiscenti e carrozze in cui fa freddo d’inverno e si muore dal caldo in estate. Mi rendo conto, tuttavia, che chiedere al Governo di intervenire per rimediare ad una situazione delle infrastrutture da Terzo Mondo, qual è quella dei trasporti pubblici e privati in Calabria, è del tutto inutile, perché ci risponderebbero che il Ponte sullo Stretto è adesso l’unico miraggio che promette agli uomini ed alle donne di buona volontà. Questo modo di procedere, però, non ci parla di un Paese moderno, ma di un Paese il cui Governo Lombardo/Veneto non ha in nessuna considerazione i problemi reali dei cittadini reali del Mezzogiorno. Non è certo così, tra l’altro, che si incoraggia il calabrese a restare in Calabria e fare impresa o a convincersi che il rispetto delle leggi sia l’unica strada da percorrere.

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2 pensieri su “In Calabria, slogan a parte, trasporti da Terzo Mondo

  1. piero idone

    Caro Pippo Callipo,
    concordo pienamente con Te e vorrei aggiungere che vi sono tanti SI da promuovere e tutti ben motivati. Uno tra i tanti è quello di dire SI ad una variante ferroviaria utile da realizzare a Gioia Tauro, come componente importante della multimodalità trasportistica di questo sito. La variante di Cannitello (alias prima pietra del ponte) è qualcosa che è stata posta lì con l’idea di farla bocciare e di riutilizzare quei fondi altrove (vedi terza variante dei Giovi – rete TEN interamente finanziata dall’unine europea – che collegherà Genova a Milano, togliendo ulteriori opportunità a Gioia Tauro). Credo che la strategia in atto sia quella di dare soldi veri al Nord e soldi falsi al Sud. Il Nord gode di rapporti economici diretti su finanziamenti europei, il Sud con delibere del CIPE e FINANZIARIE che dichiarano nel 2010 i fondi in disponibilità presunta nel 2012 (praticamente un giorno prima delle elezioni) come nel caso dei 470 milioni di € assegnati all’ANAS per il ponte e che non sono di fatto tangibili prima di quella data. Il tutto orientato sul fatto che le uniche opere in programma devono essere inutili e devastanti, al punto da fare indignare le popolazioni locali, in modo da prolungare all’infinito il loro iter, e ponendole su un piano di “o ti prendi sta minestra o ti butti dalla finestra”. Gioia Tauro viene indicata inoltre come sede di rigassificatore, e questo significa che le compagnie assicurative delle grandi rotte porranno condizioni insostenibili agli armatori al punto da costringerli a dirottare su Genova o Livorno (Scajola e Matteoli gongolano felici) nel frattempo MTC mette 400 portuali su 1300 in cassa integrazione e preannuncia ulteriori disastri se il Governo e la Regione non prendono atto delle difficoltà. Termini Imerese viene indicata, in alternativa agli stabilimenti FIAT, come possibile sito di centrale nucleare e se ne preannuncia comunque la chiusura nel 2012 (anche in questo caso siamo un giorno prima delle elezioni; e la storia delle OMECA di Reggio Calabria disegna lo stasso tragico quadro di indolenza e ricatto da parte di imprenditori straccioni, satolli di contributi statali, incapaci di produrre qualcosa di utile per il proprio paese, veri delinquenti che uccidono il benessere e la serenità di centinaia di famiglie. Ora la storia insegna: negli anni ’60 il BOOM economico fu dovuto sopratutto alla manodopera a basso costo che dal Sud emigrò al Nord, anche sulla base di patti economici scellerati dell’allora Comunità Economica Europea che garantivano i manufatti industriali di Agnelli, Pirelli, Merloni & C….. e proteggevano in agricoltura solamente il grano e l’olio con ridicole integrazioni che al Sud non bastavano manco per la benzina del trattore. Nel contempo si schiacciavano arance e pomodori sotto le ruspe con l’esasperazione di chi alla fine rinunciava alla qualità per la quantità e si vedeva invadere i mercati dai prodotti di altri paesi che dall’Italia compravano solo macchine e lavatrici in cambio delle LORO agricoltura.
    Viene quindi da chiedersi qual’è il livello di informazione ed intelletto di quell’esercito di politici che dal sud siedono in parlamento per fare il male del loro paese e dei loro stessi figli e nipoti. Non è forse su di loro, a qualunque schieramento appartengano, che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione per informarli e convincerli che sono i primi ad essere presi in giro dalla stessa maggioranza a cui appartengono? E se fossero corrotti o dipendenti dalle mafie e dai comitati di affari, non abbiamo noi il dovere di sputtanarli pubblicamente come ci ha insegnato Peppino Impastato. Quanti Tano Seduto ci sono nei parlamenti nazionali e regionali e quanti imbecilli di carriera può sopportare il sud prima di diventare il nord del terzo mondo.
    La battaglia contro il ponte diviene quindi una giusta battaglia contro le falsità della Soc. Stretto di Messina e di questo Governo, che non hanno intenzione di dare pace e progresso al sud, ma solo chimere artatamente infiorettate in una assidua propaganda, che invece di dare contezza di un progetto scentificamente realizzato (pur se inutile e dispendioso, ci rincoglionisce con depliants, cartoline e cartoni animati. Dopo quasi 20 anni di spese folli (oltre 500 milioni di euro spesi dalla Stretto di Messina S.p.a. a tutt’oggi)non c’è un progetto definitivo, e non lo sanno neanche fare!!! Le auguro, con l’aiuto dei calabresi, di sconfiggere tutto questo ed anche di più. Cordialmente: Piero Idone – Coordinamento Scilla & Cariddi,rete NO PONTE

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