Rientro dei cervelli e spesa pubblica: sintesi dell’intervento a Spezzano Sila

“La Regione dovrà, il più presto possibile, iniziare a predisporre un Piano di rientro dei cervelli, oltre a migliorare e potenziare i provvedimenti volti a bloccare la fuga dei talenti di cui disponiamo”. Lo ha detto l’imprenditore Pippo Callipo, candidato alla Presidenza della Regione, intervenendo nel pomeriggio a Spezzano Sila al convegno “Sviluppo calabrese e monitoraggio dei fondi pubblici” organizzato dall’associazione Abc Calabria e dai giovani di Idv…..

….“Unendo le due forze (i cervelli di fuori che vogliano rientrare e le migliori intelligenze che vivono in Calabria) – ha aggiunto Callipo – otterremo due risultati: neutralizzare la mafia con la penna, che si annida nella burocrazia; valorizzare il capitale sociale, che nell’economia post-moderna è strategico e senza il quale nessun sistema regionale può avere prospettive. Per fare tutto ciò, occorrono risorse, ma le risorse non mancano, perché dobbiamo trovarle nel caravanserraglio della spesa pubblica, al momento fuori controllo e in preda a pulsioni centrifughe che impediscono alla Calabria una sua utilizzazione ottimale in grado di risolvere i problemi strutturali della regione.” “Credo che – ha dichiarato ancora Callipo -, sulla scorta di valutazioni autorevoli circa l’uso distorto della spesa pubblica in Calabria, il cui fine è stato, fin qui, quello di fare ingrassare l’esercito delle clientele che poi è utilizzato elettoralmente, occorra urgentemente chiedere una Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla spesa pubblica calabrese che faccia, assieme a un team d’esperti di chiara fama, un’analisi della spesa, punto per punto, del suo impiego o del suo uso criminogeno, specie in tutti quei casi in cui la spesa incrocia comitati d’affari di cui sono protagonisti ‘prenditori’, politicanti e criminali. Su questo terreno si gioca una grande partita per la moralizzazione della politica e per restituire alla Calabria ciò che è suo e che finora le è stato colpevolmente sottratto. Oggi è semplicemente paradossale quanto sta accadendo in Calabria, dove assistiamo, da un lato, ad un dibattito straripante che mette al centro le infinite chiacchiere della politica e, dall’altro, la stessa politica – vista come onnipotente – è del tutto assente laddove c’è bisogno di risposte: mercato del lavoro e sviluppo, sanità, edilizia, legalità. Questa Regione è ridotta così male che non è capace neppure di rappresentare i rischi che la Calabria corre con il federalismo fiscale. Non vorrei che l’accordo tacito tra la Giunta regionale e il Governo sulla sanità, che andava commissariata visto il debito che si aggira all’incirca sui 3 miliardi, sia stato possibile sulla base di una richiesta espressa del Governo alla Regione di tacere sulla gravità dell’entrata in vigore del federalismo fiscale. Come dire: il Governo non commissaria una Regione che ha sfasciato la sanità mentre la Giunta regionale tace sui provvedimenti osceni del Governo contro il Sud. Questa politica calabrese mostra i muscoli nel rivendicare candidature e posti di comando, ma è impotente quando si tratta di mettere a frutto risorse finanziarie nell’interesse generale (Piano Casa) o di assicurare ai cittadini il diritto alla salute (Piano sanitario) e alla sicurezza (Rosarno insegna). L’aggettivo “sconclusionata” per definire questa classe dirigente e le politiche di spesa non è demagogico. Basta sfogliare la recente relazione non di uno scriteriato, ma della Corte dei Conti, che inchioda le politiche di spesa della Regione a responsabilità oggettive. Ritardi nell´approvazione dei documenti contabili, programmazione inesistente, arbitrarie manovre per occultare i debiti, irregolarità contabili, non rispetto del Patto di stabilità, disordine nel contenzioso, confusione dei dati sui pignoramenti, uso dei “derivati”, disservizi e sprechi nella sanità, ritardi e assenza di strategia nella gestione dei fondi comunitari. Da qui la domanda: una politica del genere serve alla Calabria? Una politica così serve solo all’equilibrio di questo sistema malato ma non serve alla Calabria. La sfida che abbiamo lanciato consiste nel dotare la politica di una strategia per lo sviluppo, ben sapendo, però, che senza il rinnovamento del ceto dirigente risultati non ce ne saranno.”

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