Al nucleare un No secco e inequivocabile


Il Governo deve sapere, qualora il 10 febbraio definisse oltre ai criteri per la localizzazione delle centrali nucleari anche i siti e tra questi includesse la Calabria, che qui siamo disposti a fare anche le barricate. E’ davvero assurdo, intanto, l’impugnativa da parte del Governo delle leggi con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no al nucleare. Da un lato si esaltano le virtù del federalismo, ma dall’altro lo si ignora quando fa comodo. La Calabria è una meravigliosa regione la cui condizione di sviluppo non giustifica assolutamente l’installazione di centrali nucleari, in un territorio, tra l’altro, ad alta sismicità. Le nostre risorse sono il turismo, il mare, l’ambiente, la storia, il mito, la civiltà delle persone. Il nostro “no” al nucleare è secco e inequivocabile, non solo perché un referendum popolare nell’87 ha avuto come esito straordinario la bocciatura del nucleare in Italia e non solo perché l’opinione dei cittadini è tuttora sfavorevole, ma perché, soprattutto nel Mezzogiorno, dal Governo attendiamo ancora una strategia di rilancio economico che ne valorizzi le peculiarità. Si aspettava per il Mezzogiorno un Piano Marshall, come era stato promesso nel dibattito estivo dello scorso anno, ma finora le risposte sono state lo slogan del Ponte e della Banca calata dall’alto. Non vorremmo che il Governo, di proposito, volesse fare nel Sud un deserto economico per poi realizzare opere mastodontiche a gloria dei faraoni che rischiano di sfregiare uno dei tratti più belli al mondo com’è lo Stretto, o centrali nucleari che sconvolgerebbero la nostra storia e le nostre più autentiche propensioni.

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