Definite le linee programmatiche

 

Da Ente di Gestione e di Potere, la Regione deve diventare un Ente pubblico di Sviluppo e di Programmazione. Credo che i sindacati, la Cgil, al cui segretario faccio gli auguri di buon lavoro, e le altre rappresentanze del mondo del lavoro, sappiano bene che una seria concertazione sociale soltanto su sfide di questo tipo possa avere senso e possa produrre risultati. Altrimenti, se non ci sforziamo di cambiare, le logiche assistenziali che in questi ultimi cinque anni sono state predominanti, frantumeranno la spesa pubblica in mille pezzi. La stessa concertazione sarà quindi svuotata, ridotta a consultazione formale, e l’esercizio della rappresentanza sarà sempre più complesso dinanzi alla disoccupazione galoppante ed all’arroganza di un Governo che ubbidisce alle aree ricche del Paese e sottrarre risorse al Sud.  Noi  lanciamo una sfida per il futuro.

Non si tratta di dare un contentino, per catturarne la benevolenza, ad una categoria, per esempio un assessorato agli imprenditori ed uno magari, per equità, ai professori ed uno agli idraulici e via di questo passo. Tutto ciò è roba vecchia. Maneggiata e rimaneggiata cento volte dai vecchi politici che della Calabria semplicemente se ne sono sempre fregati. Gli imprenditori sanno che mediazione di questo tipo con la politica non risolverà i loro veri problemi. Noi dobbiamo liberarci della politica pigliatutto che lascia a bocca asciutta la Calabria che fa impresa e che nella società svolge funzioni sociali.

La proposta che noi facciamo è di un Patto che non guardi più al passato, ma che col passato rompa. Molti osservatori giustamente chiedono quali proposte abbiamo per la Calabria. Noi abbiamo già provveduto a stilare le Linee programmatiche che resteranno “aperte” fino al voto per accogliere i contributi delle istanze sociali e culturali che ci contattano appassionate per il lavoro innovativo che stiamo portando avanti contro la “casta” e contro la vecchia Calabria piagnona e assistita.

Siamo convinti che la programmazione sia l’attività principale per qualsiasi azione di governo che intenda concretizzare politiche di sviluppo e produrre un impatto non solo nel breve periodo. La nostra swot analysis (punti di forza e criticità) è quindi già pronta, insieme a una serie di iniziative da trasformare in provvedimenti legislativi ed amministrativi. I principi intorno a cui ruota la nostra proposta programmatica sono cinque: legalità, trasparenza, efficienza, meritocrazia, centralità del cittadino. Il tutto lungo tre linee guida: ascolto e partecipazione, progettazione, rendicontazione (i controlli sull’operato della politica avranno un’attenzione straordinaria).

Sette sono, poi, le aree tematiche in cui si articola il Programma: pubblica amministrazione, sanità, ambiente, ricerca economia e lavoro, cultura e formazione, giovani e politiche sociali, Europa, rendicontazione e sistema-regione. Nella nostra visione, la pubblica amministrazione sarà il motore della rivoluzione che propiniamo ai calabresi; essa include: obiettivi specifici e modalità di raggiungimento degli stessi in un contesto che dovrà consentire la trasparenza e l’efficacia dei provvedimenti assunti. La sanità da capitolo dolente deve diventare una risorsa, superando le criticità, ripristinando un sistema regionale pubblico e privato che abbia al centro il cittadino ed il diritto alla salute, l’elaborazione del piano sanitario. In venti punti spieghiamo come facciamo a ridare slancio e vigore alla sanità, inclusa l’urgenza di potenziare il servizio ispettivo da affiancare ad una commissione di verifica composta da tecnici sull’operato delle aziende sanitarie. Da qui a qualche giorno provvederemo a rendere pubbliche le nostre conclusioni programmatiche, premettendo sempre, però, che senza persone nuove al timone non c’è programma che tenga.

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