Il servizio pubblico continua a sbagliare

Il servizio pubblico radiotelevisivo calabrese seguita a non informare i cittadini. Si comporta come il braccio armato dei poteri politici consolidati e fa di tutto per non far capire ai calabresi che la posta in gioco del voto del 28/29 marzo non è solo il ricambio di un’aggregazione politica che ha fallito, ma una battaglia di civiltà e di liberazione della Calabria da poteri forti, inciucismi, politicanti che in mezzo secolo di attività non hanno combinato nulla di buono e che ancora oggi si ripropongono con arroganza e promessi di ogni tipo pur di continuare a sgovernare. I dati che domani saranno offerti alla stampa alle ore 15 dinanzi alla sede Rai di Cosenza, dai Radicali – i quali sono straordinariamente impegnati in Calabria per sostenere il progetto di rinnovamento che mi onoro di rappresentare e per fare valere alcuni diritti fondamentali calpestati – sono a dir poco allarmanti.

Negli ultimi 7 giorni monitorati la Rai ha taciuto sulla mia attività e su quella dei candidati di Io Resto in Calabria, Idv e Radicali, nonché sulle ragioni del nostro impegno per svecchiare la Calabria. Zero secondi in video e in voce, mentre ha dato ampio spazio agli altri due candidati. Se si aggiunge l’oscuramento di Callipo dagli incontri a tre e le proposte di confronto che mi arrivano dalla Rai nazionale (2 minuti di registrazione ma a Roma, dove dovrei recarmi a mie spese ed abbandonando gli impegni in Calabria ad una settimana dal voto), si capisce che c’è un’aberrazione nell’informazione pubblica che esige l’assunzione di provvedimenti incisivi e immediati.

Se nel Paese la Rai subisce incursioni e condizionamenti, fino a cancellare gli approfondimenti di trasmissioni di successo, in Calabria tutto ciò è amplificato e diventa intollerabile. L’appello che faccio alle professionalità di Rai/Calabria, che sono tante ed apprezzate, è di non cedere ai diktat e di sentirsi parte in causa di questo sforzo di rinnovamento che si può non condividere, ma che esige di essere raccontato ai calabresi per quello che è. Nell’epoca di Internet per fortuna il mio messaggio passa e arriva ai calabresi, ma ciò che chiediamo alla Rai non è la concessione di un privilegio, bensì il riconoscimento di diritti sanciti nella legislazione vigente. Nessun muro contro muro da parte mia, alla condizione però che il rispetto delle persone e per il progetto che interpretano, insieme a migliaia e migliaia di calabresi, non continui ad essere censurato.

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