Hanno piegato la Regione a interessi di bottega

 

Il disordine è gigantesco, hanno piegato la Regione ad interessi di bottega e il rischio è che salti il tavolo. Altro che l’ineleggibilità solo per chi ha disastrato la sanità, qui ci sarebbe da mandare a casa un’intera classe politica che ha messo la Regione sull’orlo della bancarotta. Siamo al rischio che, chiunque andrà a governare dopo Loiero, della Regione trovi solo le macerie. La vicenda del Patto di Stabilità mi auguro che induca sindacati, forze imprenditoriali, associazioni a reagire adeguatamente. E a non accontentarsi di frasi tranquillanti che non tranquillizzano nessuno. Quanto sta accadendo in questi giorni è dimostrativo della particolarità negativa della Regione Calabria. Del suo modo di essere Istituzione e della grande confusione tra gli attori. La politica e la dirigenza si sono mescolate a tal punto da far perdere all’Istituzione Regione ogni sua identità e credibilità. Cosa è accaduto? Vi è l’’esigenza di verificare in queste ore se la Calabria ha ossequiato il Patto di stabilità. Ciò per potere garantire ai vincitori del concorso in Consiglio regionale la legittima assunzione. Ma costoro si trovano, loro malgrado, dentro un meccanismo politico/elettorale che va oltre il loro caso e rende l’idea di come questa brutta politica, per racimolare un maggiore consenso nelle prossime elezioni, non bada né a contraddirsi né a dire numeri a casaccio. Questa maggioranza, definitivamente uscente, usa la Regione e gli enti sub regionali (Asp e Arpacal in particolare) come serbatoi elettorali con la conseguenza di mettere i giovani gli uni contro gli altri e di trasmettere il messaggio immorale che solo servendo la politica, e costringendo giovani laureati e per bene a inchinarsi al politico di turno, si può lavorare in Calabria. Ebbene, a correre in soccorso ai problemi che l’attuale maggioranza Loiero ha nel dimostrare di essere dentro il Patto di stabilità, anziché intervenire il dirigente del bilancio (che si è guardato bene dal farlo), si preferisce il segretario generale, dott. Nicola Durante. Un atto non propriamente corretto, anche per la particolare forma usata nell’esternare la sua dichiarazione che anziché rassicurare la Calabria suscita più preoccupazioni di quante non ce ne fossero già. Che significa, infatti sostenere che è tutto ok in base “agli atti acquisiti dal sistema informativo interno e salvo rettifiche”? Praticamente nulla. Se non affermare che, aprendo il computer, risultano esserci dei numeri che, seppur rettificabili, sembrano dimostrare qualcosa! Per attestare la conformità al Patto di stabilità occorrerebbe l’apposita certificazione. La sua assenza fa venire meno ogni altro genere di affermazione, così come ha ben detto l’assessore Naccari che ha smentito le dichiarazioni del presidente Bova di qualche ora prima. Il tentativo del segretario generale non è pertanto servito a nulla, se non ad esser funzionale a soddisfare un’attuale esigenza della politica che governa impaurita di perdere consensi. Un interesse nei confronti del quale lo stesso, anche per rispetto al ruolo che interpreta, avrebbe fatto meglio a dimostrare quantomeno la sua neutralità.

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