Adesso votiamo e mandiamoli a casa

 

Ho ricevuto, da parte dei calabresi, un’attenzione strepitosa in tutta questa campagna elettorale. Ho girato in lungo ed in largo e ho visto tanta bella gente. I calabresi se gli parli hanno molto da raccontare. Il punto è che le nostre “eccellenze” umane e istituzionali vanno messe “in rete” e hanno bisogno di un baricentro politico/istituzionale che dia i giusti input e metta regole sull’utilizzo produttivo della spesa pubblica. Il momento più bello è stato quando una signora delle pulizie, in una clinica privata, ha interrotto il suo lavoro ed è venuta a stringermi la mano: “grazie per quello che fate!”, mi ha detto. Mi ha commosso.

Io la Calabria ce l’ho nel cuore. Avrei voluto in questa corsa altri partiti, ma non è stato possibile, troppe le differenze, e così tra una scelta di rottura e una di compromissione, noi abbiamo scelto la prima. Ancora c’è qualcuno che stenta a credere che si possa voler fare in Calabria una battaglia di libertà. Noi questo abbiamo fatto finora. Questa volta l’Italia deve percepire l’idea che, qui in Calabria, c’è chi il cambiamento lo vuole, per davvero! E che, se vinceremo noi, cambieremo tutto. E se invece ci toccherà l’opposizione, terremo alta la bandiera della legalità e dell’impegno civile contro le degenerazione politiche, l’inciucismo e le illegalità. Andando in giro, ho visto che la Calabria ha capito di che si tratta. Il disgusto per la politica è forte, ma stavolta non possiamo girarci dall’altra parte, se non vogliamo che comandino sempre loro.

Ci sono tantissime energie fresche che non sopportano più di vivere in una terra che ha perso la stima del Paese a causa dell’inaffidabilità della sua politica. Adesso è giunta l’ora del voto: dimostriamo chi siamo. Che non ci faremo condizionare dai ricatti, che non scambieremo il nostro voto libero per un favore promesso. Il lavoro è un dritto, la risoluzione di un problema burocratico è un diritto. Non cediamo ai condizionamenti di una burocrazia al servizio della peggiore politica. Il desiderio di voltare pagina c’è ed io a quel desiderio mi rivolgo. Quel desiderio di voltar pagina, adesso deve tradursi in voto. Perché l’unico modo che abbiamo per chiudere col passato è votare bene e mandare a casa questa politica che non ha meritato e che ha usato la spesa pubblica per se stessa e per i suoi amici, anziché per promuovere sviluppo e ricchezza per tutti.

Nonostante la chiarezza del mio messaggio, si è a volte detto che Callipo, non essendo espressione della politica, non potrà cambiare la Calabria. La riflessione è vera, ma solo in parte. Io non ho mai vissuto di politica, sono un imprenditore che ha deciso di candidarsi per dare alla Calabria una speranza, mentre i miei due avversi vivono di politica; è falsa, invece, quando si sostiene che solo se questa politica lo vuole si può cambiare. Infatti, stiamo dimostrando che anche avendoceli tutti contro, una forza politica non l’abbiamo già messa in piedi e non si fermerà qui. Nelle nostre liste c’è gente pulita. Altrove c’è di tutto. Dobbiamo essere coscienti che il destino della Calabria è nelle nostre mani. Se esercitiamo bene il voto la Calabria cambierà, altrimenti sarà peggio di prima. Ma poi non dovremo più lamentarci. Io credo che oggi solo i calabresi per bene possono salvare la Calabria. Ridare forza a questa politica che ha fallito e ha messo in ginocchio la nostra economia, impedendo ai nostri figli di avere prospettive e cancellando dal vocabolario della Calabria la parola futuro, sarebbe un errore. Le hanno provate tutte per fermarmi, con mezzi leciti e mezzi sporchi, col voto “utile” e col voto disgiunto. Non ci sono riusciti e il 28/20 marzo Callipo è un’opportunità per la Calabria ed attende il tuo voto.
Sono convinto che i calabresi, insieme a me, siano intenzionati a dare una spallata a quanto d’ impresentabile vi è in Calabria. E’ una scelta, la nostra, frutto di tante riflessioni. Quando leggo del Sud “palla al piede del Paese”, penso alla nostra realtà che è per tanti versi dura: la mafia condizione parte dell’economia, illegalità diffusa nella pubblica amministrazione e l’uso distorto della spesa pubblica. Fa bene Roberto Saviano su ‘Repubblica’ a citare Alvaro: oggi è come se vivere onestamente sia inutile. Ma dobbiamo sapere che se non reagiamo la democrazia è a rischio. Per chi non è un “prenditore” ma un imprenditore che ha a cuore solo il suo business, vivere al Sud è un atto eroico. La legalità è marginale, imperversano altri codici che non sono quelli dello Stato, altre regole. In tutti i settori: la scuola, l’agricoltura, la sanità, che in Calabria è un coacervo di interessi politici/ clientelari con cui si droga il voto. Ora, dinanzi a tutto ciò, c’è chi teme che il Sud col federalismo possa inabissarsi, ma la Calabria è già fuori da tutto ciò che è Europa: concorrenza democratica, competizione civile; ogni cosa è finita – nell’indifferenza dello Stato – col corrompersi, sfuggire ad ogni controllo di legalità e di trasparenza. Da sempre i miei cavalli di battaglia sono lo sviluppo e la legalità. Due motivi che si scontrano con la cattiva politica.

Dunque, io chiedo ai calabresi: vogliamo che niente cambi, tenendoci ancora questa classe politica e subendo la commistione di interessi tra politicanti, “prenditori” e malavitosi? O vogliamo insieme dare una scossa? La condizione sociale della Calabria è straordinaria, occorrono risposte forti per ristabilire il principio di legalità. Ridare dignità alla Calabria ed ossigeno all’economia stagnante: da qui prende le mosse il mio impegno. Ci sono politici nazionali che, in verità, hanno compreso le difficoltà della Calabria, però l’impressione che ho avuto è che chi parla e del Sud ne parla come di una terra a cui è ancora data una possibilità. Ma da chi? Nessuno intende prendere in mano il destino della Calabria. Ognuno lo evita perché teme di sporcarsi. Siamo noi calabresi che dobbiamo decidere il nostro futuro. Quando ho espresso il desiderio di fare qualcosa per la mia terra, alcuni mi hanno detto: lascia che i calabresi si tengano la zavorra che meritano. Il Sud che vedo io da imprenditore è perso. Perso per la democrazia e per lo Stato italiano, che lo ha usato per tanti scopi, prima l’industrializzazione del Nord, poi le clientele per le cordate pentapartitiche e, insieme ad altri centri di potere, per lucrare le ingenti risorse nazionali e comunitarie finite nelle tasche di pochi. Il punto è che lo Stato non funziona. E i nostri politici sono così poco autorevoli che nessuno a Roma li ascolta (la vertenza del porto di Gioia Tauro è emblematica). Una lotta sistematica alla mafia neppure si intravede, perché lo Stato non ha una strategia per il rilancio del Sud. Lo Stato dovrebbe aiutare ciò nel Sud resiste, e che potrebbe contrastare l’illegalità alleata della cattiva politica. Dovrebbe farlo con atti concreti, e dovrebbe farlo mettendo in carcere la mafia con la penna e contrastando la mafia che spara. Siamo giunti alla conclusione di una lunga campagna elettorale in cui i miei avversari non hanno espresso neanche un’idea nuova, corrono per il potere da politici di lungo corso. Per fare cosa? Per continuare a fare politica e vivere di politica. Io ho già detto cosa voglio fare: governare 5 anni la Regione, eliminare il marcio che c’è e rimetterla in carreggiata. Immettere volti nuovi, giovani, donne, competenze e dopo ritornarmene al mio lavoro. Io propongo di sconvolgere gli attuali assetti politici che si reggono su taciti compromessi e scambi di favori. Io, le tante associazioni che mi sono vicine, Idv, i Radicali, il partito “Per il Sud”, non intendiamo impossessarci di un angolino della Regione per soddisfare appetiti. Chiamiamo a raccolta il meglio della Calabria per rompere gli inciuci di potere che hanno condannato la regione al sottosviluppo.

Pippo Callipo

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Un pensiero su “Adesso votiamo e mandiamoli a casa

  1. Patrizia Fulciniti

    Caro Pippo Callipo, ci siamo conosciuti molti anni fa ad una Conferenza di servizio della CGIL. Ero all’epoca distaccata sul Dipartimento formazione e ricerca. Oggi continuo a fare quello che amo di più: insegno e scrivo. Per anni mi sono occupata di formazione (docenti e rappresentanti sindacali), ho fatto politica per passione nei gruppi di donne (che in Calabria hanno voluto dar voce alla politica della differenza), nei comitati delle pari opportunità, la faccio ancora nella CGIL (Scuola prima, FLC ora) di Catanzaro dove faccio parte dei Comitati Direttivi e nella Segreteria Provinciale. Mai come in questo momento diventa importante il curriculum vitae di chi decide di candidarsi. Mai come in questo momento, in cui la gente non vuole più vedere le solite facce. Candidature deboli, viziate da molteplici slittamenti da un partito all’altro, non farebbero che allontanare la gente dalle urne. Chi vota sa benissimo, per dirla con Gaber, che i loro cambiamenti non sono determinati dalla dialettica politica: è un saltare leporino, di buca in buca, che condurrà solo ad una triste ammucchiata finale. Candidature prive di alcun candore segneranno la fine di questa politica. Come nel romanzo di Saramago “Saggio sulla lucidità”, si correrà il rischio di veder disertare le urne o avere una percentuale massiccia di schede bianche. Voglio mettere a sua disposizione le mie competenze (creatività, capacità oratorie e di scritura, organizzazione di eventi, capacità di coinvolgere e motivare) e la mia voglia di lavorare (dicono di me che sono una sgobbona ma oggi lavorare molto è diventato un demerito).
    Una maggiore attenzione alla gente comune, alla qualità degli interventi sul web, alla storia personale di ciascuno, a chi scrive, coltiva ideali e li persegue, a chi pratica il bene perché pensa che non sia sufficiente dirlo, ai blogger di talento, ai volontari dall’animo candido, a chi ritiene che al primo posto debba esserci la coerenza tra il dire e il fare diviene importante tanto quanto la scuola di formazione. Penso che il segreto per costruire liste accettabili sia tutto qui: nella capacità di ascoltare più che in quella di parlare.

    Da parte mia, penso di poter offrire un contributo valido sulla scuola in termini di idee e di proposte. Ma la gente come me continua ad essere ignorata dalla politica (la Serracchiani e Marino mi hanno spedito la loro newsletter ma non mi hanno risposto). Mi auguro che lo faccia lei.
    Un caro saluto
    Patrizia Fulciniti

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