Un patto di rottura con il passato

 

UN PATTO DI ROTTURA CON IL PASSATO*

– Da Ente di Gestione e di Potere la Regione deve diventare un Ente di Sviluppo e di Programmazione. Per fare in modo che l’obiettivo sia conseguito, occorrono persone credibili. Noi con i calabresi vogliamo fare un Patto non  di  continuità ma di rottura col passato. Che punti al futuro. Molti osservatori chiedono quali proposte “concrete” abbiamo per la Calabria. Noi abbiamo già provveduto a stilare le Linee Programmatiche che resteranno “aperte” fino al voto (per saperne di più:  a.orrico@iorestoincalabria.it) per includere apporti della società civile. Siamo convinti che la programmazione sia l’attività principale per qualsiasi azione di governo che intenda concretizzare politiche di sviluppo e produrre un impatto non solo nel breve periodo. La programmazione però può funzionare se c’è una nuova classe dirigente. E la classe dirigente, questa volta, la devono scegliere i calabresi senza girarsi dall’altra parte o accampando pretesti. Uno per uno i calabresi debbono assumersi le responsabilità di una scelta onesta. La nostra swot analysis (punti di forza e di criticità) è già pronta, insieme a una serie di iniziative da trasformare in provvedimenti legislativi ed amministrativi. I principi intorno a cui ruota la proposta programmatica sono cinque: legalità, trasparenza, efficienza, meritocrazia, centralità del cittadino, il tutto lungo tre linee guida: ascolto e partecipazione, progettazione, rendicontazione (i controlli sull’operato della politica avranno un’attenzione straordinaria). Sette sono le aree tematiche in cui si articola il Programma: pubblica amministrazione, sanità, ambiente, ricerca economia e lavoro, cultura e formazione, giovani e politiche sociali, Europa, rendicontazione e sistema-regione. Nella nostra visione, la pubblica amministrazione sarà il motore della rivoluzione che proponiamo; essa include obiettivi specifici e modalità di raggiungimento degli stessi in un contesto che dovrà consentire la trasparenza e l’efficacia dei provvedimenti assunti. La sanità: capitolo dolente da trasformare in risorsa, superando le criticità, ripristinando un sistema regionale pubblico e privato che abbia al centro il cittadino ed il diritto alla salute, l’elaborazione del piano sanitario. In venti punti spieghiamo come facciamo a ridare slancio e vigore alla sanità, inclusa l’urgenza di potenziare il servizio ispettivo da affiancare ad una commissione di verifica composta da tecnici sull’operato delle aziende sanitarie. L’ambiente: un patrimonio da recuperare. Anzitutto la Regione dovrà dotarsi di dirigenti-esperti che attuino la cooperazione tra la Regione e gli ordini professionali. Annettiamo importanza alla costituzione di un “Osservatorio Rifiuti Zero”. Sulla centralità dello sviluppo abbiamo pagine di proposte. L’eccessiva polverizzazione del sistema produttivo, deve cedere il passo ad aggregazioni che possano stare sui mercati con proposte di qualità. Le tre direttrici da percorrere sono: agricoltura e settore agroalimentare, turismo, servizi alle imprese. Ben sapendo che un ruolo da protagonista dovrà avere la ricerca, perché senza innovazione il mercato ti rispedisce a casa. La piaga del lavoro nero dovrà essere aggredita, ma non più con enti sub regionali inutili e costosi che, nel tempo, si sono rivelati fallimentari. L’incentivazione della ricerca in ambito universitario ed il collegamento diretto con le imprese è decisivo. Il sistema economico, sociale e culturale calabrese necessita di una profonda rivalutazione connessa alla formazione delle future classi dirigenti che saranno chiamate a gestire il  patrimonio pubblico ed i giacimenti culturali a nostra disposizione. Prevediamo di sostenere, attraverso i programmi europei, la progettazione nelle scuole e nelle università che si impegnano per la formazione attraverso attività extracurriculari e di ricerca. Altrettanto centrale è il recupero della storia e dell’immensa ricchezza che offre il panorama culturale calabrese: intendiamo  avviare industrie creative, come avviene in molte regioni europee, dove il cittadino può fruire attivamente delle risorse naturali, artistiche e architettoniche e queste diventano un capitale che produce lavoro in tutti i settori, dal turismo alla ricerca per finire alla Itc. Non tralasciamo neppure le attività sportive, che contribuiscono a formare la personalità e il carattere dei giovani dando loro un senso di appartenenza alla società in cui vivono. Lo sport è un’attività centrale nella formazione del giovane e nella tutela della salute per gli adulti. Guardiamo con attenzione alle politiche sociali, soprattutto quelle dedicate alla famiglia, al rafforzamento della cooperazione tra istituzioni e associazioni, alle politiche di genere che innovano il dialogo tra cittadini e amministrazione pubblica. E’ nostra intenzione recuperare tutte quelle leggi valide che sono rimaste inapplicate: la legge sul Piano Sociale di Zona che istituisce un sistema di cooperazione tra associazioni e istituzioni nella programmazione e attuazione degli interventi socio-sanitari in modo che essi rispondano effettivamente alle esigenze di ogni territorio e realtà sociale nella quale dovranno operare, o la legge sul Progetto Donna. L’intero sistema Calabria non può funzionare senza una corretta ed efficace gestione della programmazione dei fondi europei 2007-2013. L’intento è di avere all’interno della regione competenze e professionalità in grado di interfacciarsi costantemente con la Commissione Europea e le sue Direzioni generali che gestiscono i programmi di finanziamento. Non è più possibile che sistematicamente scatti il disimpegno sui fondi ricevuti perché non sono stati spesi. Bisogna saper spendere dando sostegno ai progetti che possono produrre impatto sul lungo periodo e creare sviluppo. Bisogna dare ai cittadini strumenti, informazione e servizi sulle opportunità che offre l’UE in tutti i campi e settori. Per questo occorre prima di tutto una buona programmazione regionale sugli obiettivi che si intendono raggiungere e una predisposizione a dialogare con le regioni d’Europa che hanno fatto meglio di noi. Il nostro intende essere il programma politico dei calabresi che desiderano costruire una Calabria vincente, che non sia più l’ultima di tutte le graduatorie, ma orgogliosa di essere il cuore pulsante di una società europea che guarda ai Paesi del Mediterraneo con grande interesse e che con essi  vuole cooperare partendo proprio dai suoi “porti” più vicini  e quello calabrese  è sicuramente il più prossimo. Il deciso no al Ponte sullo Stretto e al nucleare, sono parte inseparabile del programma di cui ho dato qui solo una rapida indicazione. Resto dell’avviso, tuttavia, che oltre al programma la Calabria ha bisogno di una nuova classe dirigente. La disistima del Paese, spesso a giusta ragione, verso il sistema Calabria, retto per troppo tempo da una classe politica che ha usato la spesa pubblica esclusivamente per fare assistenza e clientela, è la prima cosa di cui occuparsi. Ma fin d’ora è necessario sapere che se, ancora una volta, la Calabria darà fiducia ai politici di centrodestra e di centrosinistra che hanno sconquassato la sanità affogandola di un debito (all’incirca di 3 miliardi di euro) che toccherà a noi tutti pagare avendone in cambio disservizi e prestazioni inadeguate, tutto sarà complicato. Dopo i disastri combinati dal centrodestra e dal centrosinistra, che senso avrebbe ridare fiducia solo sulla base di promesse? E’ il tema della credibilità delle persone che dovrebbe prima di ogni altra cosa suscitare interesse e discussione. Se per oltre mezzo secolo alcuni politici non hanno combinato nulla di buono per la collettività calabrese, non è pensabile che adesso, improvvisamente, questi inutili politici dalle lunghe ed immeritate carriere, trovino la forza, le idee e la voglia di cambiare la Calabria. Se lo facessero si autodistruggerebbero in un istante, perché il loro consenso è fondato sull’assistenza che
elargiscono sistematicamente con i soldi nostri a clienti e fedeli, categorie privilegiate ed abituate a servire il capo senza opporre alcuna critica e che, nel tempo, sono diventati i peggiori ostacoli all’innovazione ed allo sviluppo. Questo punto del rinnovo dei governanti è decisivo. A chi ci sollecita ad ispirarci al lavoro fatto da  Loiero o da Chiaravalloti, noi rispondiamo che il nostro ispiratore sarà Tommaso Campanella, esponente di calibro della cultura del suo tempo, che ha  insegnato la dignità e l’utopia al mondo intero. Dobbiamo avere più fiducia in noi stessi. Perché siamo parte di un popolo che ha espresso uomini e donne che hanno reso famosa la Calabria nella storia delle idee. Fiducia non più a politici abituati a vendere la Calabria o ad usarla per i loro scopi, ma a intellettuali onesti e scienziati che nel mondo hanno dato onore e prestigio alla nostra comunità e che occorrerà chiamare a darci una mano. Chi ci sta alzi la mano! E a chi chiede un voto utile, ma  utile  per loro, rispondiamo che  la presa in giro è finita.

* Intervento pubblicato da il Quotidiano della Calabria del 23 marzo 2010

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