La risposta di Pippo Callipo alle dichiarazioni di Nicola Adamo

Il tentativo di denigrare la mia reputazione e quella delle mie Aziende, messo in atto a un giorno dal voto dall’ex capogruppo del Pd Nicola Adamo, è il segno della gravità della degenerazione politica in Calabria. Si tratta di affermazioni false, pretestuose e con conclusioni farneticanti. Come se non degli imprenditori che disattendono gli impegni e “rubano” le risorse pubbliche occorresse occuparsi in questa regione, ma degli imprenditori seri, affidabili che creano ricchezza per tutti.

Le attività delle mie Aziende sono trasparenti. Il successo imprenditoriale del Gruppo Callipo è dimostrato dall´incremento costante del numero di dipendenti registrato da dieci anni a questa parte. La trasparenza ed il livello organizzativo sono certificati, tra gli altri, dal Ministero delle Finanze tramite l´Agenzia delle dogane con il rilascio del certificato di affidabilità doganale conseguito con il massimo punteggio e con i continui controlli che lo stesso Ente esercita sistematicamente.

I finanziamenti pubblici avuti dalle mie Aziende rientrato tutti – nessuno escluso – nelle previsioni della legislazione vigente e nessuna variante agli investimenti è stata mai apportata dopo la concessione dei finanziamenti pubblici: segno, questo, che i piani di investimento sono stati apprezzati e condivisi dagli Enti preposti. Chiunque – Guardia di Finanza e altre Autorità di controllo – può, in ogni momento (come già hanno fatto e stanno facendo nella normale attività di controllo) ispezionare contabilità, amministrazione, ed iter di ogni iniziativa condotta sempre con scrupolo, rispetto e corretto utilizzo del danaro pubblico e con il solo obiettivo di generare, alla luce del sole, ricchezza per il territorio e per la Calabria in termini di crescita di fatturato ed occupazione.

Le porte delle mie aziende sono state e sono spalancate e i bilanci trasparenti. I confusi riferimenti del sig. Adamo hanno un solo obiettivo: ingenerare il sospetto che Callipo sia un “prenditore” come tanti altri. Uno che ha incassato soldi pubblici e poi è scappato, o magari ha lasciato sul lastrico i lavoratori. Siamo all´oscenità politica e alla denigrazione gratuita della sana iniziativa economica privata che non si ferma neanche dinanzi al rischio di gettare, ingiustamente, ombre su aziende pulite, che danno lavoro a centinaia di persone e portano orgogliosamente nel mondo la qualità e la professionalità calabrese, mentre questi politici di quarto ordine lucrano superstipendi in cambio dei quali non danno niente alla collettività. Adamo, sul mio conto, su quello dei lavoratori e della mia attività economica dice solo stupidaggini frutto di questo clima rissoso e del nervosismo che genera l´idea che da qui a breve una vecchia classe politica, se i calabresi lo vorranno, potrà essere mandata a casa.

Parlo della stessa classe politica, compromessa col peggio dei “prenditori” e dell´affarismo con cui ha scialacquato un mare di risorse pubbliche il cui utilizzo ha prodotto ricchezza per pochi e povertà per la maggior parte dei calabresi. Tralascio di occuparmi dell´accusa di immoralità fattami da Adamo, le cui gesta sono note agli italiani, e veniamo ai punti da cui, secondo Adamo si desumerebbe che non ho le carte in regola per chiedere che questa brutta politica sia cacciata.
– Non mi sono mai auto assegnato “contributi pubblici a fondo perduto per oltre 10 milioni di euro” di cui avrebbero beneficiato due imprese come la EcoCall e la Callipo Conserve Alimentari. Il riferimento che fa Adamo è ad un contributo concesso nell´ambito del Patto territoriale della provincia di Vibo Valentia che ha interessato diverse aziende del territorio vibonese riunite in un unico soggetto che raggruppava iniziative imprenditoriali la cui trasparenza è stata comprovata dalla sottoscrizione preventiva di un “patto di legalità” con gli Enti di governo del territorio, le associazioni di categoria ed i sindacati. Nello specifico, la EcoCall, della quale il mio gruppo è socio limitatamente ad una quota del 25%, ha suoi organi amministrativi e sono loro che si occupano della gestione amministrativa e, quindi, anche delle vertenze con i lavoratori. Mi sono informato circa il lavoratore licenziato, “perchè colpevole di rivendicare l’applicazione del contratto di lavoro nonostante due sentenze ne disponessero la riassunzione”, cui fa riferimento Adamo. In realtà la EcoCall, previa attuazione del procedimento disciplinare, ha disposto il licenziamento del dipendente per cause che, afferendo alla sfera privata del lavoratore in questione, non è possibile citare. Successivamente, adeguandosi al disposto della sentenza di primo grado, la Società ha provveduto al suo reintegro e, ricorrendo in appello, con la nuova sentenza ha definitivamente risolto la vertenza con il lavoratore. Comportamento ineccepibile, dunque. Rispettoso di leggi e contratti. Riguardo ai contributi, alla società, sono stati concessi poco più di 3 milioni di euro che, opportunamente investiti, garantiscono ad oggi la regolare attività dell´azienda e la stabilità lavorativa di tutti gli altri dipendenti in organico. Circa le sei guardie giurate che furono utilizzate dalla EcoCall preme puntualizzare che il servizio viene da sempre svolto da personale alle dirette dipendenze di un Istituto di Vigilanza fornitore del servizio stesso. D´altro canto, come è noto a tutti, la vigilanza può essere svolta solo da ditte con specifiche autorizzazioni. Perciò questo personale non è alle dipendenze della EcoCall, ma dall´Istituto fornitore che emette regolare fattura alla EcoCall per il servizio prestato.
Riguardo la Callipo Conserve Alimentari, è stato riconosciuto un contributo pari ad € 1.160.000,00 circa che ha permesso, a fronte di un impegni di nuove assunzioni per 6 unità, l´inserimento in organico di ben 35 unità. Questi collaboratori, insieme a tanti altri assunti negli anni successivi, sono tutt´ora in organico con contratti a tempo pieno ed indeterminato, contrariamente a quanto avviene, purtroppo, in molte altre realtà del territorio. Come si evince, la somma dei due contributi ricevuti, pari a poco più di 4 milioni di euro, è ben lontana dai 10 milioni di euro cui fa riferimento Adamo.

– A proposito della presunta trasparenza imprenditoriale a cui, a dire di Adamo, farebbe riferimento la relazione del 29 febbraio 2008 della Corte dei Conti sui contributi pubblici nel settore turismo, c’è da osservare che, a fronte di tale osservazione, premesso che non c´è nessun dubbio circa la costituzione e le successive trasformazioni dello status dell´impresa, esistente dal 1973 e certificabile dagli atti camerali e fiscali, le somme ammesse in maniera definitiva pari ad euro 6.568.041,00 sono quelle effettivamente richieste fin dalla presentazione della domanda di contributo. Non si tratta, quindi, di una variante in corso d´opera, bensì del riconoscimento di un errore materiale nella pubblicazione degli importi dell’investimento e del relativo contributo, errore commesso in fase di delibera dal dipartimento delle attività produttive. La realizzazione di tale investimento, il cui costo effettivo ha superato anche questa previsione, rimanendo a totale ed esclusivo carico della proprietà, ad oggi assicura il posto di lavoro a tempo pieno a più di 30 dipendenti. Infine, Adamo fa riferimento alla quantità di risorse pubbliche utilizzate dal Gruppo Callipo e all’uso improprio del verbo cumulare per lasciare intendere che ci sia stato qualche atteggiamento truffaldino da parte nostra. Niente di più falso! Il Gruppo Callipo ha usufruito della possibilità di finanziamenti pubblici appositamente concessi per favorire lo sviluppo, sempre nel rispetto totale e rigoroso delle leggi e non l’ha mai fatto scappando o fregandosi i soldi, ma ha consentito di raddoppiare l’occupazione nelle mie aziende a vantaggio anche del territorio. La Regione che verrà c’è da sperare che faccia attenzione a quei “prenditori” che, ottenuti i finanziamenti pubblici disattendono gli impegni assunti, non creano nuova occupazione, anzi dirottano le somme percepite per altri fini.

Pippo Callipo

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