Sulla sanità tante inconcludenti polemiche

E’ stupefacente assistere alle tante inconcludenti polemiche politiche, mentre i calabresi sono chiamati a mettere le mani nelle loro tasche per pagare un debito che nella sanità si aggira intorno ai 3 miliardi di euro. E’ grazie a quel debito gigantesco che sono state possibili le fortune elettorali di Presidenti di Regione, Assessori e Consiglieri regionali, di direttori generali (ancora in servizio) e di burocrati che non pensano all’efficienza dei servizi ma a come fare clientela e dirottarla sui politici.

Quel debito, che ora il Governo rifiuta di accollarsi, dimostra il fallimento della politica in Calabria e la presa in giro dei calabresi. Ora, però, anziché dimettersi in massa, dinanzi a un debito che evidentemente si ha paura persino di quantificare con esattezza, e chiedere scusa alla Calabria, la stessa politica annuncia che a pagare il debito debbono essere i calabresi. Ma questa non è più democrazia! Quando salta il principio della responsabilità, siamo all’autoritarismo. Dinanzi a tanta arroganza, occorrerebbe organizzare in Calabria uno sciopero generale degli onesti e pretendere che chi ha sbagliato paghi. Invece chi ha sbagliato non solo non intende pagare, pensando immediatamente a un taglio sostanziale dei costi della politica, ma addirittura continua ad esercitare, pagato profumatamente, funzioni pubbliche immeritate.

La politica calabrese, nonostante le promesse di rottura, continua, a quanto pare, purtroppo a muoversi come sempre, presentandosi a Roma, anziché con idee e proposte, col cappello in mano, elemosinando misericordia in cambio di obbedienza politica. Dimostrando, così, di non aver capito la lezione di tutti questi anni di scialacquamento delle risorse pubbliche e di non avere chiaro neppure il quadro politico ed economico nazionale. Come si può pensare, in questo momento, che lo Stato italiano possa assumersi il debito imponente di una Regione del profondo Sud? Intanto, non ci sono più le risorse, dato che anche i fondi “Fas” sono stati dilapidati per le esigenze delle aree ricche, e, in secondo luogo, mancano le condizioni politiche, dato che a dettare le scelte del Governo Berlusconi è una forza politica che ha nella secessione il suo nucleo ideologico principale.

Al Governo nazionale, in parole povere, se lo shock finanziario della sanità calabrese manderà a farsi friggere il nostro sistema sanitario e quel poco di welfare che la Regione riesce a garantire, non gliene importa niente. Adesso c’è da sperare che prevalga almeno la ragionevolezza, per evitare la bancarotta dell’intera Regione. E’ urgente un Piano salva sanità che non sia più condizionato dai gruppi di potere che hanno sperperato le risorse e su cui mettersi all’opera senza perdere altro tempo con l’ausilio di esperti e di competenze autentiche. Ed è altrettanto urgente che la politica, anziché pensare all’introduzione dei Consiglieri regionali supplenti, dia il buon esempio, tagliando sostanzialmente i costi del suo funzionamento. L’indennità dei Consiglieri è la più alta d’Italia, mi auguro che almeno le forze del centrosinistra che sono fuori del Palazzo ne richiedano il taglio.

Al presidente Scopelliti, che ha ancora l’occasione per differenziarsi, chiedo non misure propagandistiche o altri annunci. Deve anzitutto chiarire se la Regione ha pagato l’advisor per la ricognizione del debito, quanto gli è stato dato e le ragioni per cui il debito non è stato ancora certificato. Deve inoltre, pubblicamente, avviare un’azione di riduzione degli spazi clientelari ad incominciare dall’eliminazione degli apparati di sottogoverno. Elimini partecipazioni passive ed enti inutili. Chiuda tutte quelle realtà che non producono nulla. Mandi a casa faccendieri e politicanti che agiscono come parassiti mentre i calabresi onesti non sanno a che santo votarsi per tirare avanti la carretta.

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