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Tre giorni per capire come incidere nella società

È trascorso all’incirca un anno da quando ho ricevuto il loro primo invito. Ne avevo sentito parlare di sfuggita, tra una pubblicità elettorale e un dialogo in università. Mi incuriosiva il nome della loro associazione socio-politica: “Io resto in Calabria”. La prima volta che lo lessi fui ironico con me stesso, immaginavo chi potesse celarsi dietro a una frase del genere. Chi resta in Calabria oggi? Chi persiste nel vivere in questa terra caratterizzata dal dominio della ‘ndrangheta, dalla inenarrabile disoccupazione e dal PIL più basso d’Italia se non coloro che nutrono interessi di “diverso” tipo? Ero scettico, ma anche volenteroso nel comprendere. Nel corso dei mesi seguenti, è iniziato uno scambio di email con una delle organizzatrici dell’associazione. Email intense, strutturate, sentite, che dimostravano chiarezza di intenti e volontà di emergere in quella che molte volte appare come una stagnate società civile calabrese. Ho capito che “Io resto in Calabria” è sì un’associazione, ma è stata anche una lista elettorale, che ha appoggiato alle ultime elezioni regionali il suo fondatore, Pippo Callipo. Tuttavia, a differenze di molte altre esperienze simili, l’attività non si è esaurita il giorno dopo le urne. Tutt’altro. I ragazzi che danno vita a “Io resto in Calabria” sono decisamente attivi sul territorio: creano rete, veicolano informazioni, provano a partecipare e far partecipare attivamente alla sfera pubblica. È proprio in questo contesto che nasce l’evento cui sono stato invitato. Si chiama “Gocce di (buona) politica”, è una scuola di formazione politica e consiste in tre giorni di lezioni, dialoghi, workshop e tavole rotonde con protagonisti filosofi, studiosi sociali, appartenenti a movimenti e associazioni, amministratori pubblici e privati. I tre giorni in questione sono principalmente rivolti a venti giovani calabresi vincitori, attraverso un bando e una selezione pubblica, di altrettante borse di studio. L’argomento è la partecipazione, sia politica che civica: le diverse forme in cui essa si manifesta, le sue caratteristiche, i suoi principi, le pieghe perverse che spesso ha assunto e assume nel nostro sgangherato paese. In questo contesto, io proverò a raccontare ai ragazzi l’esperienza vissuta in prima persona in quel di Napoli, con le drammatiche primarie per scegliere il sindaco del centrosinistra tenutesi lo scorso 23 gennaio. Quello che raccontiamo in “Emozioni primarie” (libro scritto con Lucio Iaccarino) è un esempio ambivalente per quel che riguarda la partecipazione: da un lato, oltre 44mila napoletani si sono recati alle urne in una giornata fredda e uggiosa per far sentire la propria voce, per decidere in prima persona, per testimoniare con i fatti la loro cittadinanza attiva; dall’altro lato, il sistema politico ha rifiutato tale forma di partecipazione non riconoscendo, non annullando e, di fatto, non parlando più di quello che è oramai conosciuto come “il pasticciaccio delle primarie napoletane”.

La materia da sviluppare insieme ai ragazzi è densa e promotrice di riflessioni teoriche e azioni pratiche. D’altronde, la principale possibilità offerta dai tre giorni di “Gocce di (buona) politica” è proprio quella di creare un connubio tra teoria ed empiria L’obiettivo sarà di ritornare sui concetti teorici utilizzati dagli altri colleghi al fine di modellarli o innovarli alle pieghe della contemporaneità. Con la convinzione che teoria e ricerca vivano l’una del respiro dell’altra. E che dare nuova linfa a tale connubio ermeneutico possa contribuire a svelare dettagli latenti di quella costruzione sociale della realtà che, quotidianamente, tutti noi mettiamo in atto. In tempo di crisi e di devastante incidenza dei costi della politica, parlare di partecipazione politica e civica, esercitarsi con le forme in cui queste ultime si manifestano, significa anche dotarsi di strumenti per provare a incidere sul corso della vita quotidiana di ognuno di noi. Comprendere per difendersi. E per non perdere la speranza.

Dott. Massimo Cerulo

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