La sfida oggi è cambiare e migliorare ciò che non va bene con i fatti e non solo con le denunce

Le scarpe rosse divenute simbolo contro i femminicidiDopo aver letto le parole di Domenico Naso nell’articolo dal titolo ”Calabria, la donna non vale nulla” pubblicato sul blog de Il Fatto Quotidiano e di Francesca Chaouqui nell’articolo pubblicato sul blog de Il Corriere della Sera, dal titolo “Sono nata nella terra dove è stata uccisa Fabiana: io sono scappata, lei non c’è riuscita”, 30 anni , calabrese fuggita dalla propria terra per diventare manager in Ernest&Young, e dopo aver letto i commenti sui social network di tante donne e uomini calabresi indignati da queste descrizioni della Calabria come fossimo rimasti al Medioevo, si è levato dentro la mia anima un moto spontaneo per raccontare una Calabria che certamente ha tanti problemi, ma questi non sono diversi a seconda che tu sia uomo o donna…. 
…Ho 32 anni e sono Presidente di un movimento di passione civile e impegno sociale che si chiama “Io resto in Calabria” e mi occupo di Responsabilità Sociale d’impresa all’interno di un gruppo di aziende calabresi. Sono nata, cresciuta e mi sono formata fino alla fine del percorso universitario in Calabria, ho fatto diverse esperienze all’estero e ho deciso di realizzare i miei sogni in Calabria. I miei genitori mi hanno insegnato che l’onestà e il rispetto per le persone sono valori premianti, che ambire alla realizzazione dei miei sogni fosse un diritto che avrei dovuto conquistare lavorando duramente, con passione e determinazione. La mia famiglia mi ha trasmesso il desiderio di agire se qualcosa nel mondo che mi circonda non mi fosse piaciuto, mi hanno insegnato a lottare per la mia libertà personale e per una società più giusta.
La Calabria è una regione con molti problemi: dalle vessazioni della ‘ndrangheta, alla violenza di una politica corrotta che nulla vuole migliorare se non le proprie tasche, la disoccupazione crescente, le infrastrutture carenti, i problemi ambientali e un tessuto sociale a macchia di leopardo che poco riesce a cooperare per il bene comune, ma è anche una regione che sta provando a migliorarsi, che si sta ribellando attraverso la presa di coscienza dei problemi e la determinazione nell’affrontarli. Per tutte queste ragioni, quelle positive e quelle negative, io ho scelto di restare in Calabria e come me tanti altri giovani, ed altri ancora che stanno ritornando perché in questo momento di crisi morale, prima ancora che economica, si possono aprire quei passaggi verso il vero cambiamento, si può generare la speranza che crollato un sistema si possa costruire un modello sociale ed economico migliore. Il problema della violenza sulle donne non è un problema calabrese, è un problema italiano come lo è il fenomeno della ‘ndrangheta. La rabbia per essere fuggiti dalla Calabria non potrà ancora per molto tempo trasformarsi nella giustificazione del “raccontare sempre e soltanto le negatività e i problemi di questa regione”, la scusa della frustrazione di chi è andato via non basta più a giustificare il continuo lavoro di denigrazione verso la Calabria che deve per forza essere il buco nero dell’Italia, il tubo di scarico per vomitare tutto ciò che non va in questo Paese e rinchiuderlo in un posto che tanto non vale la pena di salvare perché fatto di gente condannata a non poter dimostrare di valere qualcosa, di valere l’opportunità del cambiamento. Io resto in Calabria perché la sfida non è andare via per realizzare i propri sogni, la vera sfida è restare credendo e agendo con determinazione per costruire con dignità e orgoglio la propria vita in Calabria, per migliorare la Calabria … come calabrese e come italiano…perché alla fine dei conti sulle nostre carte di identità e i nostri passaporti non compare se siamo calabresi o lombardi, c’è scritto solo e soltanto che siamo tutti italiani.

Condividi su:Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestShare on RedditEmail this to someoneShare on Tumblr

Un pensiero su “La sfida oggi è cambiare e migliorare ciò che non va bene con i fatti e non solo con le denunce

  1. Francesco

    …chiunque si è avvicendato ed affaccendato a governare la Calabria si è trovato davanti sempre quelle malattie contagiose lasciate in eredità dai governi precedenti, credo la più grave in ordine di tempo sia il lojerismo, dove finora i nostri luminari i nostri ricercatori del nulla non hanno trovato antidoto! In Calabria in questa terra di nessuno può e deve rimanere chi si è inserito nel sistema clientelare, chi porta nomi altosonanti ed altolocati, orami con pratiche che nella nostra regione vanno in automatico se presentate da questi personaggi… innovazione, sviluppo non possono esistere in una regione dove ancora oggi è ancorato la teoria del posto e non del lavoro…è chiaro che quando una persona parla di attività produttive tutti si irrigidiscono e lo guardano come un alieno ….vedi fincalabra, esiste una genzia in Italia peggio di fincalabra con tutta quella pletora di gentaglia che vi lavora, con un presidenticchio più o meno fallito che viene salvato a suon di milioni dei contribuenti ed allora? questa andrebbe rivoltata come un calzino … di cosa vogliamo parlare … di giustizia … di legge … di ospedali …. di viabilità … qui si parla solo di calcio! buon lavoro

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *