Semplicemente grazie…

aprile 1, 2010 in Associazioni, Comunicati, Comunicati Stampa, Cronaca, Cultura e territorio, Economia, Editoriale, Web e Social Network

 

Abbiamo creduto, in una notte d’estate a Soverato, di poter dare un volto nuovo alla Calabria. Siamo stati tra la gente ad Amantea per chiedere chiarezza sullo stato di salute della nostra terra e dei nostri mari; a Reggio Calabria abbiamo detto con forza “No al Ponte”; abbiamo presentato il progetto di una Calabria vincente a Lamezia Terme; ci siamo confrontati con le difficoltà delle minoranze linguistiche e dei piccoli centri montani; abbiamo manifestato per un’informazione libera e pluralista a Cosenza; abbiamo chiesto più sicurezza per i calabresi e siamo stati al fianco di chi ha subito intimidazioni; abbiamo detto NO agli inciuci ed alle “poltrone facili”. Abbiamo vissuto la Calabria con onestà, passione e coraggio.

Questa è la nostra storia politica, fatta di concretezza, di valori, di ascolto e propositività. Una storia che ha come protagonisti uomini e donne capaci di entusiasmare con il proprio amore per la Calabria, oltre 100.000 calabresi. Noi non vogliamo smettere di credere nelle risorse e nelle potenzialità della nostra regione e, nella nuova fase che parte adesso, vogliamo esserci. La nostra rivoluzione è appena iniziata, abbiamo aperto un cantiere che poggia sulle spalle forti ed incorruttibili di quei calabresi onesti e disinteressati che vogliono riportare la Calabria alla normalità.

Grazie per  aver guardato a noi con la speranza di una concreta rinascita. Grazie per ogni voto portato via alla casta. Grazie per aver coinvolto amici e parenti con il nostro sogno e per aver dimostrato che la Calabria non è “persa”. Grazie se vorrete essere ancora con noi.

Pippo Callipo

Adesso votiamo e mandiamoli a casa

marzo 23, 2010 in Area Stampa, Associazioni, Attualità, Comunicati, Comunicati Stampa, Cronaca, Cultura e territorio, Economia, Editoriale, Eventi, Giovani, Politica, Prima pagina, Sanità e salute, Scuola e università

 

Ho ricevuto, da parte dei calabresi, un’attenzione strepitosa in tutta questa campagna elettorale. Ho girato in lungo ed in largo e ho visto tanta bella gente. I calabresi se gli parli hanno molto da raccontare. Il punto è che le nostre “eccellenze” umane e istituzionali vanno messe “in rete” e hanno bisogno di un baricentro politico/istituzionale che dia i giusti input e metta regole sull’utilizzo produttivo della spesa pubblica. Il momento più bello è stato quando una signora delle pulizie, in una clinica privata, ha interrotto il suo lavoro ed è venuta a stringermi la mano: “grazie per quello che fate!”, mi ha detto. Mi ha commosso.

Io la Calabria ce l’ho nel cuore. Avrei voluto in questa corsa altri partiti, ma non è stato possibile, troppe le differenze, e così tra una scelta di rottura e una di compromissione, noi abbiamo scelto la prima. Ancora c’è qualcuno che stenta a credere che si possa voler fare in Calabria una battaglia di libertà. Noi questo abbiamo fatto finora. Questa volta l’Italia deve percepire l’idea che, qui in Calabria, c’è chi il cambiamento lo vuole, per davvero! E che, se vinceremo noi, cambieremo tutto. E se invece ci toccherà l’opposizione, terremo alta la bandiera della legalità e dell’impegno civile contro le degenerazione politiche, l’inciucismo e le illegalità. Andando in giro, ho visto che la Calabria ha capito di che si tratta. Il disgusto per la politica è forte, ma stavolta non possiamo girarci dall’altra parte, se non vogliamo che comandino sempre loro.

Ci sono tantissime energie fresche che non sopportano più di vivere in una terra che ha perso la stima del Paese a causa dell’inaffidabilità della sua politica. Adesso è giunta l’ora del voto: dimostriamo chi siamo. Che non ci faremo condizionare dai ricatti, che non scambieremo il nostro voto libero per un favore promesso. Il lavoro è un dritto, la risoluzione di un problema burocratico è un diritto. Non cediamo ai condizionamenti di una burocrazia al servizio della peggiore politica. Il desiderio di voltare pagina c’è ed io a quel desiderio mi rivolgo. Quel desiderio di voltar pagina, adesso deve tradursi in voto. Perché l’unico modo che abbiamo per chiudere col passato è votare bene e mandare a casa questa politica che non ha meritato e che ha usato la spesa pubblica per se stessa e per i suoi amici, anziché per promuovere sviluppo e ricchezza per tutti.

Nonostante la chiarezza del mio messaggio, si è a volte detto che Callipo, non essendo espressione della politica, non potrà cambiare la Calabria. La riflessione è vera, ma solo in parte. Io non ho mai vissuto di politica, sono un imprenditore che ha deciso di candidarsi per dare alla Calabria una speranza, mentre i miei due avversi vivono di politica; è falsa, invece, quando si sostiene che solo se questa politica lo vuole si può cambiare. Infatti, stiamo dimostrando che anche avendoceli tutti contro, una forza politica non l’abbiamo già messa in piedi e non si fermerà qui. Nelle nostre liste c’è gente pulita. Altrove c’è di tutto. Dobbiamo essere coscienti che il destino della Calabria è nelle nostre mani. Se esercitiamo bene il voto la Calabria cambierà, altrimenti sarà peggio di prima. Ma poi non dovremo più lamentarci. Io credo che oggi solo i calabresi per bene possono salvare la Calabria. Ridare forza a questa politica che ha fallito e ha messo in ginocchio la nostra economia, impedendo ai nostri figli di avere prospettive e cancellando dal vocabolario della Calabria la parola futuro, sarebbe un errore. Le hanno provate tutte per fermarmi, con mezzi leciti e mezzi sporchi, col voto “utile” e col voto disgiunto. Non ci sono riusciti e il 28/20 marzo Callipo è un’opportunità per la Calabria ed attende il tuo voto.
Sono convinto che i calabresi, insieme a me, siano intenzionati a dare una spallata a quanto d’ impresentabile vi è in Calabria. E’ una scelta, la nostra, frutto di tante riflessioni. Quando leggo del Sud “palla al piede del Paese”, penso alla nostra realtà che è per tanti versi dura: la mafia condizione parte dell’economia, illegalità diffusa nella pubblica amministrazione e l’uso distorto della spesa pubblica. Fa bene Roberto Saviano su ‘Repubblica’ a citare Alvaro: oggi è come se vivere onestamente sia inutile. Ma dobbiamo sapere che se non reagiamo la democrazia è a rischio. Per chi non è un “prenditore” ma un imprenditore che ha a cuore solo il suo business, vivere al Sud è un atto eroico. La legalità è marginale, imperversano altri codici che non sono quelli dello Stato, altre regole. In tutti i settori: la scuola, l’agricoltura, la sanità, che in Calabria è un coacervo di interessi politici/ clientelari con cui si droga il voto. Ora, dinanzi a tutto ciò, c’è chi teme che il Sud col federalismo possa inabissarsi, ma la Calabria è già fuori da tutto ciò che è Europa: concorrenza democratica, competizione civile; ogni cosa è finita – nell’indifferenza dello Stato – col corrompersi, sfuggire ad ogni controllo di legalità e di trasparenza. Da sempre i miei cavalli di battaglia sono lo sviluppo e la legalità. Due motivi che si scontrano con la cattiva politica.

Dunque, io chiedo ai calabresi: vogliamo che niente cambi, tenendoci ancora questa classe politica e subendo la commistione di interessi tra politicanti, “prenditori” e malavitosi? O vogliamo insieme dare una scossa? La condizione sociale della Calabria è straordinaria, occorrono risposte forti per ristabilire il principio di legalità. Ridare dignità alla Calabria ed ossigeno all’economia stagnante: da qui prende le mosse il mio impegno. Ci sono politici nazionali che, in verità, hanno compreso le difficoltà della Calabria, però l’impressione che ho avuto è che chi parla e del Sud ne parla come di una terra a cui è ancora data una possibilità. Ma da chi? Nessuno intende prendere in mano il destino della Calabria. Ognuno lo evita perché teme di sporcarsi. Siamo noi calabresi che dobbiamo decidere il nostro futuro. Quando ho espresso il desiderio di fare qualcosa per la mia terra, alcuni mi hanno detto: lascia che i calabresi si tengano la zavorra che meritano. Il Sud che vedo io da imprenditore è perso. Perso per la democrazia e per lo Stato italiano, che lo ha usato per tanti scopi, prima l’industrializzazione del Nord, poi le clientele per le cordate pentapartitiche e, insieme ad altri centri di potere, per lucrare le ingenti risorse nazionali e comunitarie finite nelle tasche di pochi. Il punto è che lo Stato non funziona. E i nostri politici sono così poco autorevoli che nessuno a Roma li ascolta (la vertenza del porto di Gioia Tauro è emblematica). Una lotta sistematica alla mafia neppure si intravede, perché lo Stato non ha una strategia per il rilancio del Sud. Lo Stato dovrebbe aiutare ciò nel Sud resiste, e che potrebbe contrastare l’illegalità alleata della cattiva politica. Dovrebbe farlo con atti concreti, e dovrebbe farlo mettendo in carcere la mafia con la penna e contrastando la mafia che spara. Siamo giunti alla conclusione di una lunga campagna elettorale in cui i miei avversari non hanno espresso neanche un’idea nuova, corrono per il potere da politici di lungo corso. Per fare cosa? Per continuare a fare politica e vivere di politica. Io ho già detto cosa voglio fare: governare 5 anni la Regione, eliminare il marcio che c’è e rimetterla in carreggiata. Immettere volti nuovi, giovani, donne, competenze e dopo ritornarmene al mio lavoro. Io propongo di sconvolgere gli attuali assetti politici che si reggono su taciti compromessi e scambi di favori. Io, le tante associazioni che mi sono vicine, Idv, i Radicali, il partito “Per il Sud”, non intendiamo impossessarci di un angolino della Regione per soddisfare appetiti. Chiamiamo a raccolta il meglio della Calabria per rompere gli inciuci di potere che hanno condannato la regione al sottosviluppo.

Pippo Callipo

L’esigenza di costruire una nuova regione

marzo 8, 2010 in Area Stampa, Attualità, Comunicati, Cultura e territorio, Economia, Editoriale, Eventi, Giovani, Multimedia, Politica, Prima pagina

L’ESIGENZA DI COSTRUIRE UNA NUOVA REGIONE*

Basta con la spesa pubblica improduttiva. Ecco il mio profondo convincimento per una Regione che intenda cambiare per davvero. Aboliamo la spesa inutile e aboliamo quegli Enti parassitari, in cui sono collocati, come premio, detentori di pacchetti di voti e “professionisti” prestati alla politica quale supporto tecnico per intrallazzi che spesso, se non sono penalmente rilevanti, sono di sicuro immorali. Sono tanti e assorbono un’infinità di risorse. Enti sconosciuti o noti solo per sprechi e clientele, ma non servono allo sviluppo. Faremmo immediatamente felici i nostri giovani (a migliaia partono dalla Calabria e non tornano più), perché investiremmo le risorse così risparmiate in progetti in grado di incidere nelle criticità calabresi e dare lavoro. La Corte dei Conti, per esempio, ha rilevato che il pozzo senza fondo delle società partecipate dalla Regione Calabria ha perdite per 8 milioni di euro. E’ tempo che la politica esca dagli Enti economici, dagli Enti che producono solo debiti e malaffare. Sarebbe la prima “pratica” all’ordine del giorno della mia Giunta regionale, se i calabresi mi voteranno. Abbattendo la spesa improduttiva, si può fare, rilanciando l’occupazione, un investimento su alcuni importanti progetti innovativi che possano significare sviluppo produttivo. Se la Regione dimostra serietà, impiegando bene le risorse e facendo vedere al Paese i risultati di cui siamo capaci, altri, a iniziare dal Governo, non potranno pretendere di collocare nel nostro territorio opere faraoniche multimiliardarie che non servono al Paese e che alla Calabria rischiano di provocare uno sconvolgimento ambientale d’inaudite proporzioni. Vedo che il dibattito politico cerca di evitare di affrontare temi come questo. La ragione è semplice: l’inciucismo storico del ceto politico calabrese, ha come sfondo il controllo della spesa e il suo utilizzo distorto. Nessuno in realtà intende rinunciare a questi Enti passivi che sono finanziati con i soldi calabresi e implementano clientela e dipendenza. La Calabria, al contrario, per rivendicare sul serio autonomia e piena autodeterminazione, deve ridurre lo scarto tra produzione e consumi ed eliminare i tratti del sottosviluppo e della dipendenza economica che connotano il nostro sistema produttivo. Rappresentiamo una goccia dell’export nazionale, mentre assorbiamo una montagna di risorse nazionali e comunitarie che non sono finalizzate a irrobustire il sistema produttivo con progettualità ben individuate e di sicuro impatto occupazionale, perché oggi la politica pensa solo a come aumentare i propri clienti. Questo è l’unico obiettivo cui ha pensato in tutti questi anni. Un obiettivo che non predilige la competenza ed il merito, perché a utilizzare le risorse finanziarie con lo scopo di ampliare i voti di scambio, è sufficiente il personale del sottobosco politico che poi, a sua volta, è utilizzato largamente per finalità elettorali. Quanti danni questi metodi hanno fatto alle menti dei nostri giovani! Abituarsi a dipendere da altri e rinunciare ad ogni intraprendenza vuol dire non credere più nei valori della persona come l’onestà, il rispetto degli altri, l’iniziativa individuale, la stima verso se stessi. Il fallimento nell’utilizzazione dei fondi comunitari – aldilà di valutazioni più o meno positive su singoli aspetti e aldilà della stessa capacità di spendere i soldi – consiste in questo: nonostante decenni di finanziamenti comunitari, la Calabria ha un divario di sviluppo rispetto alle altre regioni italiane ed europee molto amplio e non è riuscita a stringerlo. Rimangono, quindi, irrisolti i problemi strutturali. Il sovradimensionamento dell’agricoltura e la presenza nel sistema-Calabria di imprese piccolissime a cui sono precluse economie di scala, denotano la polverizzazione inefficiente dell’apparato produttivo calabrese su cui occorre incidere con risolutezza. Noi abbiamo bisogno di imprese più grandi (sono poche quelle che superano i 100 dipendenti in Calabria), in grado di essere presenti nei segmenti innovativi e dinamici e aperti alla competizione nazionale ed internazionale. Questo ci rimanda non solo a investimenti pubblici che vanno dirottati in questa direzione, anziché scialacquati tra pochi amici, ma anche all’urgenza di rendere funzionali i contesti in cui le aziende operano e che oggi sono deboli per il deficit infrastrutturale di base, l’alto costo del danaro, la questione sicurezza. Sappiamo bene quant’è pericolosa, insidiosa e ostativa per la crescita economica la mafia. Diciamo no alla mafia senza se e senza ma, denunciamo il pizzo e valutiamo positivamente le determinazioni di Confindustria – seppure facendo attenzione alle difficoltà di molti imprenditori ad esporsi per paura e che quindi non vanno criminalizzati ma aiutati – ma chiediamo, contemporaneamente, che lo Stato sia con noi, di non essere lasciati soli. Lo Stato deve riprendere il monopolio della forza e il controllo del territorio. La Calabria produttiva, piccola media e grande, deve assolutamente uscire dall’isolamento e fare squadra e può riuscirci attraverso un patto serio con l’università che deve accompagnarla nei processi di ricerca scientifica e tecnologica. Io sono un imprenditore, la mia storia è nota a tutti. L’appello che io lancio ai miei colleghi, giovani o più maturi come il sottoscritto, è quello di prendere al volo l’opportunità di cambiare la Calabria che è data dalla mia candidatura alla Presidenza della Regione. Ognuno singolarmente è portato, e io lo capisco, a fare calcoli soggettivi, a puntare su ciò che già esiste e che sembra consolidato. Io però ricordo che niente, specie in politica, è immodificabile, abbiamo visto scenari politici mutare improvvisamente; ma sappiamo anche, e questo è il tema su cui raccomando una riflessione, che la Calabria non ce la farebbe a sopportare altri cinque anni di politica clientelare, di disistima del Paese, di marginalità rispetto ai grandi circuiti economici globali. Si diventa area di frontiera per l’estrema povertà di larghe fasce della popolazione (e ci siamo), per l’erosione di affidabilità del sistema istituzionale ed economico (e ci siamo), per l’assenza di regole e per l’alto tasso di corruzione nonché per la presenza di una criminalità invasiva e ostativa a qualsiasi forma di sviluppo (e ci siamo). Dico questo non per fare allarmismi, ma per far capire meglio, anzitutto a me stesso, qual è il rischio che corriamo e che, se non vogliamo pentirci tra qualche mese di aver agevolato i soliti politici già sperimentati (a volte per mezzo secolo) alla guida della nostra regione, è il tempo di fare scelte. Di mettere da parte antipatie o polemiche individuali e pensare che la Calabria oggi ha bisogno del meglio dei suoi figli. Io non chiedo di votare per Callipo contro tutto e tutti, sarebbe sciocco e presuntuoso. Eppure so bene che molti calabresi lo faranno, so bene che molti useranno in mio favore il voto disgiunto, in quanto mi vedono come il candidato di rottura di un sistema ingessato, vecchio. Io invece chiedo, a tutti i calabresi stufi dell’inconcludenza di questa politica e del suo attaccamento al potere a qualsiasi costo, di essere assieme a me protagonisti nel percorso che ho iniziato da qualche mese. Perché si dovrebbe scegliere Callipo? Io non do in cambio del voto posti di lavoro, magari falsi o solo sulla carta, o prebende. Prometto solo dignità e rispetto. Attenzione rigorosa all’amministrazione della cosa pubblica e barra dritta per ottenere lavoro vero ed occupazione non fittizia, in un ambiente in cui l’ossequio alla legge sia massimo e la concertazione sociale sostanziale e non parolaia. Inoltre: dobbiamo liberarci presto dall’asservimento di questa politica, per amore della Calabria e di noi stessi. Il nostro obiettivo deve mirare a costruire una nuova Regione.

*Intervento pubblicato da il Quotidiano della Calabria del 6 marzo 2010