Basta con la solidarietà fine a se stessa

marzo 21, 2010 in Area Stampa, Associazioni, Attualità, Comunicati, Comunicati Stampa, Cronaca, Cultura e territorio, Multimedia, Politica, Prima pagina

Non diamo più solidarietà ai sindaci intimoriti o presi di mira dalla criminalità ed a tutti gli amministratori locali, imprenditori, gente per bene che subiscono minacce. Non è di questo che hanno bisogno! Ci spiace che anche in campagna elettorale accadano episodi spiacevoli. Ma non è con la solidarietà che ce la possiamo più cavare. Dobbiamo fare tutti di più, il messaggio di Roberto Saviano lanciato ieri su ‘Repubblica’ mi spinge a fare questa proposta. Non lasciamo cadere ogni stimolo perché a lungo andare cade anche la speranza e la fiducia nelle Istituzioni. La solidarietà non negata da nessuno ed a nessuno, rischia di diventare col tempo un gesto routinario e mentre ci salva la coscienza non aiuta, nei fatti, la Calabria a uscire dal tunnel. E’ una proposta che mi pesa fare, ma ho paura che la solidarietà a fiumi finisca col rendere quasi scontato che in una regione del Paese si registrino centinaia di gesti violenti contro quelli che rappresentano lo Stato in trincea, anzitutto gli amministratori comunali che spesso soli e coraggiosamente sfidano illegalità varie e tentano, alla meno peggio, di dare risposte ai bisogni di collettività povere e disorientate cui lo Stato sottrae continuamente risorse, mezzi e attenzione. Girando per la Calabria vedo due problemi su cui dobbiamo riflettere: a) la solitudine di chi governa nei comuni, dei piccoli imprenditori e dei cittadini; b) l’incapacità dello Stato di assicurare il controllo del territorio e garantire ai cittadini il diritto alla sicurezza. Sul primo problema, avverto anche una debolezza delle Istituzioni calabresi e della politica ad essere credibile, perché si continua ancora oggi a presentare nelle proprie fila personaggi screditati o equivoci, e poi la difficoltà a fare rete, cercando il coinvolgimento della Calabria migliore sui nodi che strozzano lo sviluppo calabrese e fanno della Calabria un’isola guardata dal Paese con sospetto. La politica ridotta ad assistenza e clientela, alla fine ci rende tutti più deboli e inconsistenti. Piuttosto che dare solidarietà a chi invece è preoccupato per l’insicurezza che respira e si trova spesso solo a fare i conti con prepotenze e minacce, pensiamo ad una forte azione di protesta contro lo Stato che dimentica la Calabria e la guarda solo come fenomeno di ordine pubblico – cui peraltro non seguono fatti proporzionati alla gravità della situazione – anziché un’area del Paese che ha bisogno d’investimenti produttivi, sostegno al reddito, servizi pubblici efficienti. Deve essere un’azione forte! Magari una manifestazione di popolo, che per un giorno blocchi la Calabria e denunci l’isolamento di chi amministra con le poche risorse di cui dispone.  Infine: a mio avviso in Calabria la politica nazionale continua a sbagliare. Le Istituzioni non guardano ai guai del Sud con la necessaria determinazione. E non faccio riferimento solo alle gravissime denunce circa l’impresentabilità di alcuni politici, ma a tutto il contesto. E’ tutto il contesto che favorisce la mafia che ha chiari i suoi obiettivi: lucrare sulla spesa pubblica e imporre al territorio le sue strategie.   Continua a non esserci, sfavorito anche dal polverone di polemiche che spingono maggioranza ed opposizione ad occuparsi di rado di economica e società, un progetto di rilancio economico del Sud, riforma etica delle politiche pubbliche, rinnovo della classe dirigente, che ci dia almeno la sensazione che i partiti nazionali e i vertici delle Istituzioni sono vigili sui guasti del Sud.

Il servizio pubblico continua a sbagliare

marzo 19, 2010 in Area Stampa, Associazioni, Attualità, Comunicati, Cronaca, Cultura e territorio, Eventi, Interviste, Multimedia, Politica, Prima pagina

Il servizio pubblico radiotelevisivo calabrese seguita a non informare i cittadini. Si comporta come il braccio armato dei poteri politici consolidati e fa di tutto per non far capire ai calabresi che la posta in gioco del voto del 28/29 marzo non è solo il ricambio di un’aggregazione politica che ha fallito, ma una battaglia di civiltà e di liberazione della Calabria da poteri forti, inciucismi, politicanti che in mezzo secolo di attività non hanno combinato nulla di buono e che ancora oggi si ripropongono con arroganza e promessi di ogni tipo pur di continuare a sgovernare. I dati che domani saranno offerti alla stampa alle ore 15 dinanzi alla sede Rai di Cosenza, dai Radicali – i quali sono straordinariamente impegnati in Calabria per sostenere il progetto di rinnovamento che mi onoro di rappresentare e per fare valere alcuni diritti fondamentali calpestati – sono a dir poco allarmanti.

Negli ultimi 7 giorni monitorati la Rai ha taciuto sulla mia attività e su quella dei candidati di Io Resto in Calabria, Idv e Radicali, nonché sulle ragioni del nostro impegno per svecchiare la Calabria. Zero secondi in video e in voce, mentre ha dato ampio spazio agli altri due candidati. Se si aggiunge l’oscuramento di Callipo dagli incontri a tre e le proposte di confronto che mi arrivano dalla Rai nazionale (2 minuti di registrazione ma a Roma, dove dovrei recarmi a mie spese ed abbandonando gli impegni in Calabria ad una settimana dal voto), si capisce che c’è un’aberrazione nell’informazione pubblica che esige l’assunzione di provvedimenti incisivi e immediati.

Se nel Paese la Rai subisce incursioni e condizionamenti, fino a cancellare gli approfondimenti di trasmissioni di successo, in Calabria tutto ciò è amplificato e diventa intollerabile. L’appello che faccio alle professionalità di Rai/Calabria, che sono tante ed apprezzate, è di non cedere ai diktat e di sentirsi parte in causa di questo sforzo di rinnovamento che si può non condividere, ma che esige di essere raccontato ai calabresi per quello che è. Nell’epoca di Internet per fortuna il mio messaggio passa e arriva ai calabresi, ma ciò che chiediamo alla Rai non è la concessione di un privilegio, bensì il riconoscimento di diritti sanciti nella legislazione vigente. Nessun muro contro muro da parte mia, alla condizione però che il rispetto delle persone e per il progetto che interpretano, insieme a migliaia e migliaia di calabresi, non continui ad essere censurato.

Definite le linee programmatiche

marzo 18, 2010 in Area Stampa, Attualità, Comunicati, Cronaca, Cultura e territorio, Eventi, Multimedia, Politica, Prima pagina

 

Da Ente di Gestione e di Potere, la Regione deve diventare un Ente pubblico di Sviluppo e di Programmazione. Credo che i sindacati, la Cgil, al cui segretario faccio gli auguri di buon lavoro, e le altre rappresentanze del mondo del lavoro, sappiano bene che una seria concertazione sociale soltanto su sfide di questo tipo possa avere senso e possa produrre risultati. Altrimenti, se non ci sforziamo di cambiare, le logiche assistenziali che in questi ultimi cinque anni sono state predominanti, frantumeranno la spesa pubblica in mille pezzi. La stessa concertazione sarà quindi svuotata, ridotta a consultazione formale, e l’esercizio della rappresentanza sarà sempre più complesso dinanzi alla disoccupazione galoppante ed all’arroganza di un Governo che ubbidisce alle aree ricche del Paese e sottrarre risorse al Sud.  Noi  lanciamo una sfida per il futuro.

Non si tratta di dare un contentino, per catturarne la benevolenza, ad una categoria, per esempio un assessorato agli imprenditori ed uno magari, per equità, ai professori ed uno agli idraulici e via di questo passo. Tutto ciò è roba vecchia. Maneggiata e rimaneggiata cento volte dai vecchi politici che della Calabria semplicemente se ne sono sempre fregati. Gli imprenditori sanno che mediazione di questo tipo con la politica non risolverà i loro veri problemi. Noi dobbiamo liberarci della politica pigliatutto che lascia a bocca asciutta la Calabria che fa impresa e che nella società svolge funzioni sociali.

La proposta che noi facciamo è di un Patto che non guardi più al passato, ma che col passato rompa. Molti osservatori giustamente chiedono quali proposte abbiamo per la Calabria. Noi abbiamo già provveduto a stilare le Linee programmatiche che resteranno “aperte” fino al voto per accogliere i contributi delle istanze sociali e culturali che ci contattano appassionate per il lavoro innovativo che stiamo portando avanti contro la “casta” e contro la vecchia Calabria piagnona e assistita.

Siamo convinti che la programmazione sia l’attività principale per qualsiasi azione di governo che intenda concretizzare politiche di sviluppo e produrre un impatto non solo nel breve periodo. La nostra swot analysis (punti di forza e criticità) è quindi già pronta, insieme a una serie di iniziative da trasformare in provvedimenti legislativi ed amministrativi. I principi intorno a cui ruota la nostra proposta programmatica sono cinque: legalità, trasparenza, efficienza, meritocrazia, centralità del cittadino. Il tutto lungo tre linee guida: ascolto e partecipazione, progettazione, rendicontazione (i controlli sull’operato della politica avranno un’attenzione straordinaria).

Sette sono, poi, le aree tematiche in cui si articola il Programma: pubblica amministrazione, sanità, ambiente, ricerca economia e lavoro, cultura e formazione, giovani e politiche sociali, Europa, rendicontazione e sistema-regione. Nella nostra visione, la pubblica amministrazione sarà il motore della rivoluzione che propiniamo ai calabresi; essa include: obiettivi specifici e modalità di raggiungimento degli stessi in un contesto che dovrà consentire la trasparenza e l’efficacia dei provvedimenti assunti. La sanità da capitolo dolente deve diventare una risorsa, superando le criticità, ripristinando un sistema regionale pubblico e privato che abbia al centro il cittadino ed il diritto alla salute, l’elaborazione del piano sanitario. In venti punti spieghiamo come facciamo a ridare slancio e vigore alla sanità, inclusa l’urgenza di potenziare il servizio ispettivo da affiancare ad una commissione di verifica composta da tecnici sull’operato delle aziende sanitarie. Da qui a qualche giorno provvederemo a rendere pubbliche le nostre conclusioni programmatiche, premettendo sempre, però, che senza persone nuove al timone non c’è programma che tenga.