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Intollerabile la carenza strutturale del Porto di Gioia Tauro

 

S’intervenga al più presto sui disagi che caratterizzano il traffico di merci presso lo scalo portuale di Gioia Tauro. Non è più ammissibile che in uno scenario regionale segnato da difficoltà finanziarie e di mercato crescenti ci si permetta il lusso di dilazionare all’infinito i tempi di allestimento di un locale igienico-sanitario presso il PIF (Posto Ispezione Frontaliero) del principale porto del meridione. Un problema che, tradotto in parole povere, significa semplicemente provvedere all’allestimento di un locale bagno provvisto di doccia da mettere a disposizione del personale medico dopo le ispezioni ai contenitori delle merci, alimentari e non, che viaggiano senza involucro. È a dir poco sconcertante che un problema così banale determini, per gli operatori del settore, disagi importanti a cominciare da un notevole aggravio delle spese di trasporto e burocratiche delle merci che devono essere dirottate su altri scali meglio attrezzati. Si pensi che, a causa di questo problema, fino ad oggi circa 80 containers sono stati dirottati su altri porti italiani e circa 40 containers sono stati smistati su porto spagnolo. Ancor più grave è questa mancanza se si pensa alla condizione più generale del porto di Gioia Tauro che da promessa di sviluppo per l’intera area meridionale sta da tempo segnando il passo in maniera preoccupante e vede i principali operatori in fuga verso altri scali strutturalmente ed economicamente più competitivi. Ma che per un locale bagno, del costo di poche migliaia di euro e di un paio di giorni di lavoro, debbano passare più di sei mesi senza che nessuno solleciti gli enti preposti a completare tale opera, è una beffa di fronte alla quale gli organi competenti non possono più far finta di niente ma devono intervenire senza più transigere.

A chi fa paura il Federalismo?

Il Sud non deve aver paura del federalismo. Le parole del Capo dello Stato a Milano sono rassicuranti, specie quando dice che dentro un processo unitario indiscutibile deve crescere la più diversificata e democratica espressione delle autonomie locali.  La paura verso il federalismo possono avercela solo quei gruppi dirigenti del Mezzogiorno che hanno fin qui lavorato per affossare l’economia, la società e lo sviluppo del Mezzogiorno.

Chi ha paura del federalismo? Non certo noi imprenditori sani, noi cittadini onesti, non certo i giovani laureati del Sud a cui per lavorare il ceto politico di destra e di sinistra del Sud chiede di bussare alla sua porta col cappello in mano… Ad aver paura del federalismo, che implica responsabilità nella gestione della cosa pubblica, sono quei politicanti che purtroppo ancora calcano, come accade in Calabria, dopo aver combinato sfracelli, diseconomia e ingiustizie sociali, la scena politica.

Costoro non dovrebbero essere mai più candidati a causa dei fallimenti politici di cui sono responsabili. In questo senso, se è giusto che il centrosinistra stia attento alle forme esasperate del federalismo, sarebbe altrettanto necessario che si iniziasse, nelle aree deboli del Paese, a fare pulizia e a porre definitivamente fuori gioco cacicchi e politici a tutti noti per l’inutilità della loro lunga e superpagata esperienza.

Semplicemente grazie…

 

Abbiamo creduto, in una notte d’estate a Soverato, di poter dare un volto nuovo alla Calabria. Siamo stati tra la gente ad Amantea per chiedere chiarezza sullo stato di salute della nostra terra e dei nostri mari; a Reggio Calabria abbiamo detto con forza “No al Ponte”; abbiamo presentato il progetto di una Calabria vincente a Lamezia Terme; ci siamo confrontati con le difficoltà delle minoranze linguistiche e dei piccoli centri montani; abbiamo manifestato per un’informazione libera e pluralista a Cosenza; abbiamo chiesto più sicurezza per i calabresi e siamo stati al fianco di chi ha subito intimidazioni; abbiamo detto NO agli inciuci ed alle “poltrone facili”. Abbiamo vissuto la Calabria con onestà, passione e coraggio.

Questa è la nostra storia politica, fatta di concretezza, di valori, di ascolto e propositività. Una storia che ha come protagonisti uomini e donne capaci di entusiasmare con il proprio amore per la Calabria, oltre 100.000 calabresi. Noi non vogliamo smettere di credere nelle risorse e nelle potenzialità della nostra regione e, nella nuova fase che parte adesso, vogliamo esserci. La nostra rivoluzione è appena iniziata, abbiamo aperto un cantiere che poggia sulle spalle forti ed incorruttibili di quei calabresi onesti e disinteressati che vogliono riportare la Calabria alla normalità.

Grazie per  aver guardato a noi con la speranza di una concreta rinascita. Grazie per ogni voto portato via alla casta. Grazie per aver coinvolto amici e parenti con il nostro sogno e per aver dimostrato che la Calabria non è “persa”. Grazie se vorrete essere ancora con noi.

Pippo Callipo