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I dati sulla sanità in Calabria e l’indignazione che non c’è

Sfogliando Il Quotidiano del Sud di Sabato 19 settembre ho notato l’articolo  “Tropea, 15 mesi di attesa per un esame urologico”. Leggendolo sono rimasto allibito nell’apprendere che in Calabria – in una regione che fa parte dell’Italia, dell’Europa – ci vogliono ben 12 mesi per fare un ecodoppler. Un esame cardiologico sotto sforzo pare sia impossibile prenotarlo. Per una colonscopia e gastroscopia ci vogliono sei mesi. Per una mammografia un anno. Naturalmente i giornalisti fanno il loro lavoro e, anche se i dati sembrano assurdi, informano l’opinione pubblica, i cittadini di ciò che accade in questo settore, nel nostro territorio, e soprattutto direttamente sulla nostra pelle.  Nessuno però sembra indignarsi per questi numeri. Anche perché, in Calabria  è diffusa la cattiva pratica secondo la quale, nel caso in cui si dovesse malaguratamente avere bisogno di una prenotazione medica urgente, ci si rivolge all’amico politico – al quale magari durante la competizione politica si è dato il voto – e magicamente l’attesa diventa molto più breve. Questo sistema perverso ma molto diffuso è forse il motivo per cui la società civile non si indigna e accetta passivamente una situazione, l’ennesima, indegna di un paese civile. Il problema lo vive tragicamente sulla propria pelle solo chi  è “senza amici”,  “senza compari” e senza soldi. Infatti, chi può permetterselo, va a fare accertamenti e a curarsi fuori regione, con conseguenti gravosi costi a carico del sistema sanitario calabrese. Chi non ha questa possibilità deve morire qui. Privato anche della speranza di poter guarire e vivere più a lungo. Ma è possibile che questi gravi e dolorosi problemi che affliggono la gente comune non tocchino le coscienze di chi avrebbe la responsabilità di pensare in modo adeguato alla nostra salute? E’ possibile che l’unico grande problema della Sanità in Calabria sia Commissario Sì, Commissario No? Scura Si, Scura No? Tutto ciò è solamente vergognoso! Nell’avvicendarsi delle cariche politiche e dirigenziali al vertice di tutte le strutture regionali parlano tutti di cambiamento, di rottura con il passato e di un nuovo modo di gestire la cosa pubblica. Questi dati dimostrano esattamente il contrario! Dimostrano che non c’è alcuna volontà di cambiare a favore dello sviluppo non solo economico ma anche e soprattutto civile.  Ricordiamoci che “niente cambia se non siamo noi a farlo cambiare”.

Pippo Callipo

Provvedimenti dal sapore elettorale

I messaggi della Giunta Loiero hanno tutti un sapore elettorale. Non sa fare altro e lo ha dimostrato ampiamente, arrivando persino a sforare il Patto di stabilità. Si Caratterizza per l’abitudine ad utilizzare il denaro pubblico per conseguire le sue finalità elettorali. Nonostante tutto Loiero ha già perso, e proprio perché lo sa diventa oltremodo incosciente nella spesa, pur di racimolare qualche consenso. L’ultima. Ha programmato per la prossima Giunta un nuovo tariffario, non sappiamo ancora se d’oro o d’argento, per comprare il consenso dei laboratori di analisi, di radiologia e simili. Sta tentando di tutto dopo averli affamati per anni.

Dopo avere messo in pericolo la loro esistenza e l’occupazione. La sua Giunta è diventata una specialista per mettere in crisi il lavoro piuttosto che favorirlo. Oggi prova a recuperarli, pur sapendo che ciò non varrà nulla. E’ solo una trappola elettorale. E’, infatti, espressamente previsto nel Piano di rientro che deve essere l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) ad elaborare il tariffario! I suoi tentativi sono giochetti ai quali non crede più nessuno.

La mia Giunta sarà garante della correttezza e dell’occupazione. Tutelerà l’imprenditoria privata sana, senza regalare nulla. Farmacisti, specialisti ambulatoriali e case di cura saranno nostri alleati, nel rispetto delle norme, per recuperare le rovine che erediteremo da Loiero. I calabresi per contribuire al rinnovamento hanno bisogno di verità. La mia idea di Calabria si fonda sulla certezza dei diritti e sul rispetto delle regole attraverso, però, l’attiva partecipazione ai processi decisionali degli operatori e della cittadinanza tutta.

Pippo Callipo

Adesso votiamo e mandiamoli a casa

 

Ho ricevuto, da parte dei calabresi, un’attenzione strepitosa in tutta questa campagna elettorale. Ho girato in lungo ed in largo e ho visto tanta bella gente. I calabresi se gli parli hanno molto da raccontare. Il punto è che le nostre “eccellenze” umane e istituzionali vanno messe “in rete” e hanno bisogno di un baricentro politico/istituzionale che dia i giusti input e metta regole sull’utilizzo produttivo della spesa pubblica. Il momento più bello è stato quando una signora delle pulizie, in una clinica privata, ha interrotto il suo lavoro ed è venuta a stringermi la mano: “grazie per quello che fate!”, mi ha detto. Mi ha commosso.

Io la Calabria ce l’ho nel cuore. Avrei voluto in questa corsa altri partiti, ma non è stato possibile, troppe le differenze, e così tra una scelta di rottura e una di compromissione, noi abbiamo scelto la prima. Ancora c’è qualcuno che stenta a credere che si possa voler fare in Calabria una battaglia di libertà. Noi questo abbiamo fatto finora. Questa volta l’Italia deve percepire l’idea che, qui in Calabria, c’è chi il cambiamento lo vuole, per davvero! E che, se vinceremo noi, cambieremo tutto. E se invece ci toccherà l’opposizione, terremo alta la bandiera della legalità e dell’impegno civile contro le degenerazione politiche, l’inciucismo e le illegalità. Andando in giro, ho visto che la Calabria ha capito di che si tratta. Il disgusto per la politica è forte, ma stavolta non possiamo girarci dall’altra parte, se non vogliamo che comandino sempre loro.

Ci sono tantissime energie fresche che non sopportano più di vivere in una terra che ha perso la stima del Paese a causa dell’inaffidabilità della sua politica. Adesso è giunta l’ora del voto: dimostriamo chi siamo. Che non ci faremo condizionare dai ricatti, che non scambieremo il nostro voto libero per un favore promesso. Il lavoro è un dritto, la risoluzione di un problema burocratico è un diritto. Non cediamo ai condizionamenti di una burocrazia al servizio della peggiore politica. Il desiderio di voltare pagina c’è ed io a quel desiderio mi rivolgo. Quel desiderio di voltar pagina, adesso deve tradursi in voto. Perché l’unico modo che abbiamo per chiudere col passato è votare bene e mandare a casa questa politica che non ha meritato e che ha usato la spesa pubblica per se stessa e per i suoi amici, anziché per promuovere sviluppo e ricchezza per tutti.

Nonostante la chiarezza del mio messaggio, si è a volte detto che Callipo, non essendo espressione della politica, non potrà cambiare la Calabria. La riflessione è vera, ma solo in parte. Io non ho mai vissuto di politica, sono un imprenditore che ha deciso di candidarsi per dare alla Calabria una speranza, mentre i miei due avversi vivono di politica; è falsa, invece, quando si sostiene che solo se questa politica lo vuole si può cambiare. Infatti, stiamo dimostrando che anche avendoceli tutti contro, una forza politica non l’abbiamo già messa in piedi e non si fermerà qui. Nelle nostre liste c’è gente pulita. Altrove c’è di tutto. Dobbiamo essere coscienti che il destino della Calabria è nelle nostre mani. Se esercitiamo bene il voto la Calabria cambierà, altrimenti sarà peggio di prima. Ma poi non dovremo più lamentarci. Io credo che oggi solo i calabresi per bene possono salvare la Calabria. Ridare forza a questa politica che ha fallito e ha messo in ginocchio la nostra economia, impedendo ai nostri figli di avere prospettive e cancellando dal vocabolario della Calabria la parola futuro, sarebbe un errore. Le hanno provate tutte per fermarmi, con mezzi leciti e mezzi sporchi, col voto “utile” e col voto disgiunto. Non ci sono riusciti e il 28/20 marzo Callipo è un’opportunità per la Calabria ed attende il tuo voto.
Sono convinto che i calabresi, insieme a me, siano intenzionati a dare una spallata a quanto d’ impresentabile vi è in Calabria. E’ una scelta, la nostra, frutto di tante riflessioni. Quando leggo del Sud “palla al piede del Paese”, penso alla nostra realtà che è per tanti versi dura: la mafia condizione parte dell’economia, illegalità diffusa nella pubblica amministrazione e l’uso distorto della spesa pubblica. Fa bene Roberto Saviano su ‘Repubblica’ a citare Alvaro: oggi è come se vivere onestamente sia inutile. Ma dobbiamo sapere che se non reagiamo la democrazia è a rischio. Per chi non è un “prenditore” ma un imprenditore che ha a cuore solo il suo business, vivere al Sud è un atto eroico. La legalità è marginale, imperversano altri codici che non sono quelli dello Stato, altre regole. In tutti i settori: la scuola, l’agricoltura, la sanità, che in Calabria è un coacervo di interessi politici/ clientelari con cui si droga il voto. Ora, dinanzi a tutto ciò, c’è chi teme che il Sud col federalismo possa inabissarsi, ma la Calabria è già fuori da tutto ciò che è Europa: concorrenza democratica, competizione civile; ogni cosa è finita – nell’indifferenza dello Stato – col corrompersi, sfuggire ad ogni controllo di legalità e di trasparenza. Da sempre i miei cavalli di battaglia sono lo sviluppo e la legalità. Due motivi che si scontrano con la cattiva politica.

Dunque, io chiedo ai calabresi: vogliamo che niente cambi, tenendoci ancora questa classe politica e subendo la commistione di interessi tra politicanti, “prenditori” e malavitosi? O vogliamo insieme dare una scossa? La condizione sociale della Calabria è straordinaria, occorrono risposte forti per ristabilire il principio di legalità. Ridare dignità alla Calabria ed ossigeno all’economia stagnante: da qui prende le mosse il mio impegno. Ci sono politici nazionali che, in verità, hanno compreso le difficoltà della Calabria, però l’impressione che ho avuto è che chi parla e del Sud ne parla come di una terra a cui è ancora data una possibilità. Ma da chi? Nessuno intende prendere in mano il destino della Calabria. Ognuno lo evita perché teme di sporcarsi. Siamo noi calabresi che dobbiamo decidere il nostro futuro. Quando ho espresso il desiderio di fare qualcosa per la mia terra, alcuni mi hanno detto: lascia che i calabresi si tengano la zavorra che meritano. Il Sud che vedo io da imprenditore è perso. Perso per la democrazia e per lo Stato italiano, che lo ha usato per tanti scopi, prima l’industrializzazione del Nord, poi le clientele per le cordate pentapartitiche e, insieme ad altri centri di potere, per lucrare le ingenti risorse nazionali e comunitarie finite nelle tasche di pochi. Il punto è che lo Stato non funziona. E i nostri politici sono così poco autorevoli che nessuno a Roma li ascolta (la vertenza del porto di Gioia Tauro è emblematica). Una lotta sistematica alla mafia neppure si intravede, perché lo Stato non ha una strategia per il rilancio del Sud. Lo Stato dovrebbe aiutare ciò nel Sud resiste, e che potrebbe contrastare l’illegalità alleata della cattiva politica. Dovrebbe farlo con atti concreti, e dovrebbe farlo mettendo in carcere la mafia con la penna e contrastando la mafia che spara. Siamo giunti alla conclusione di una lunga campagna elettorale in cui i miei avversari non hanno espresso neanche un’idea nuova, corrono per il potere da politici di lungo corso. Per fare cosa? Per continuare a fare politica e vivere di politica. Io ho già detto cosa voglio fare: governare 5 anni la Regione, eliminare il marcio che c’è e rimetterla in carreggiata. Immettere volti nuovi, giovani, donne, competenze e dopo ritornarmene al mio lavoro. Io propongo di sconvolgere gli attuali assetti politici che si reggono su taciti compromessi e scambi di favori. Io, le tante associazioni che mi sono vicine, Idv, i Radicali, il partito “Per il Sud”, non intendiamo impossessarci di un angolino della Regione per soddisfare appetiti. Chiamiamo a raccolta il meglio della Calabria per rompere gli inciuci di potere che hanno condannato la regione al sottosviluppo.

Pippo Callipo