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Introdurre il concetto di fallimento politico in sanità

 

In una situazione di grave emergenza economica sanitaria la beffa che i calabresi stanno subendo, oltre ai mutui trentennali, ticket e addizionali regionali più alte d’Italia, è quella di vedere ricandidati gli stessi nomi di coloro i quali hanno provocato questo fallimento. Mi riferisco indistintamente al centrodestra e a questo centrosinistra, che sono stati i responsabili del disavanzo sanitario che va dal 2001 al 2007, ancora tra l’altro non certificato, e che è pari a più di 2,5 miliardi di euro. Io sono per l’introduzione immediata nella nostra legislazione del ‘fallimento politico’, di recente proposto dal ministro Sacconi. Si tratta di prevedere l’ineleggibilità per i politici locali che sfondano i bilanci o offrono servizi di qualità inferiore a una determinata soglia. E’ un’ipotesi presente nella legge delega sul federalismo, ma questo Governo occupato da altre vicenda non ha trovato il tempo di concretizzarla. Mentre ha trovato il modo per evitare il commissariamento della sanità e di siglare un Piano di rientro oscuro, che ha concesso ai responsabili locali del disastro di continuare a fare campagna elettorale e di eludere le loro gravi colpe, impedendo, nel contempo, alla Calabria di iniziare fin da subito un’analisi del disastro senza cui nessuna terapia d’urto è possibile. Nella sanità, più che altrove, è urgente il rispetto delle regole, la correttezza della spesa e la programmazione fondata sui bisogni reali, come segnalato da più parti. Ma chi dovrebbe attuare queste cose? I politici che finora hanno usato la sanità per fini clientelari ed assistenziali? Quando chiedo il rinnovo della classe dirigente, mi riferisco proprio a queste cose. Le proteste delle categorie via via interessate dalle difficoltà che vengono al pettine, sono il segnale evidente che l’attuazione di tagli indiscriminati, senza una programmazione complessiva della sanità, farà scoppiare la più grave crisi sanitaria della storia regionale. E i segni ci sono tutti! Apprezzo le osservazioni di tanti cittadini che giustamente chiedono alla politica proposta, ma prima ancora delle proposte, oggi è tempo di dire chiaro e tondo quali sono le colpe della politica e di non consentirle di riprendere in mano la Regione.

La delibera sui premi ai direttori c’è… eccome

L’unica risposta apprezzabile alle mie osservazioni (che confermo integralmente) sul ‘premio’ da assegnare ai direttori generali della sanità, sarebbe quella – se ancora c’è – del direttore del dipartimento dell’Assessorato. A lui tocca rassicurare i calabresi, affermando, con poche ma chiare parole, che nessun premio sarà dato a direttori generali, in quanto la sanità calabrese è allo sfascio, affogata da debiti e priva di qualsiasi prospettiva. In realtà, anche questo dire e non dire, fa parte di un errore commesso a monte dal Governo che avrebbe dovuto commissariare la sanità calabrese, sanzionare i responsabili politici ed amministrativi dello sfascio e consentire, a tutti i soggetti che nel settore hanno voce e ruolo, di avviare la ricostruzione in base a dati certi e linee trasparenti. Invece è ancora tutto nell’ombra e nell’ombra si continua a usare la sanità come un serbatoio elettorale, se poi i calabresi per ogni prestazione debbono ricorrere ad altre regioni è un dato irrilevante. Il disastro finanziario della sanità calabrese dovrebbe essere motivo di dimissioni in tronco di tutti i responsabili e non l’occasione per altri premi. Sul punto specifico del ‘premio’ ai direttori generali, non c’è stato alcun abbaglio da parte mia. La delibera per assegnare i premi ai direttori generali c’è (la numero 28 del 28.1.2010) e, sul medesimo argomento, c’è anche l’esposto dall’Anaao (Associazione nazionale medici dirigenti) del 14 febbraio indirizzato al Governo nazionale ed alla Corte dei Conti. Stabiliranno questi ultimi soggetti il da farsi. Inoltre, è noto che i bilanci delle aziende sanitarie sono in disavanzo e che questa criticità è una causa, prevista dalla legislazione vigente, per la rimozione dei direttori generali. Pertanto, aldilà del macroscopico tentativo di dare premi per ragioni non amministrative, ci sarebbe da chiedersi perché si predispongono delibere per attribuire premi a direttori generali inadempienti. Ma la risposta è ovvia.

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Denuncia Anaao

La sanità affoga nei debiti ma si premiano i direttori

Una sanità affogata dai debiti può assegnare premi in danaro ai Direttori Generali? Quando sento queste cose penso che in Calabria siamo diventati matti. Altrimenti, non si potrebbe neanche immaginare un premio, per il “raggiungimento di obiettivi”, ai Direttori Generali, mentre il servizio sanitario regionale fa acqua da tutte le parti e i calabresi, per avere prestazioni sanitarie affidabili, sono costretti a ricorrere ad altre regioni. Ma il premio che i Direttori Generali si appresterebbero ad incassare non è, a quanto pare, uno scherzo. E’ contenuto in una delibera della Giunta regionale.  Le delibere della Giunta regionale del 28 gennaio scorso, attuative del Piano di rientro dai debiti, se sono state congegnate nella logica di operare tagli nei servizi visto il dissesto finanziario del settore, prevedendo incentivi ai manager delle Aziende, dimostrano che la presa in giro continua. E che si continua a calpestare l’intelligenza dei calabresi. Anzi questa politica se ne frega dei calabresi e pensa solo ai clienti. La denuncia dell’Anaao (Associazione dei dirigenti medici) che ho avuto modo di leggere, mi spinge a chiedere alle autorità di controllo, politiche, giurisdizionali e sociali, di vigilare con la massima attenzione, affinché la Giunta regionale, fino a quando non si voterà, non continui a produrre atti e provvedimenti che danneggeranno ulteriormente la già difficile condizione della sanità. L’indicazione che la Giunta regionale dà al Direttore del Dipartimento dell’Assessorato, affinché istruisca i premi da assegnare ai Direttori Generali, contrasta clamorosamente con l’inefficienza che si registra nella conduzione dell’attività delle Aziende sanitarie, con i milionari disavanzi del 2008/2009 e con mobilità sanitaria sempre più elevate. Inoltre, giunti a questo punto, è anche il caso di riflettere se, per difendere la Calabria dai continui assalti alla diligenza, ci sono gli estremi per avviare una class action contro la Regione al fine di ottenere, a fronte di una sanità che non funziona e con un bilancio regionale del 2008 che ha sforato il patto di stabilità, il rimborso dell’aumento delle tasse regionali e dei ticket.