“UNA LISTA CIVICA DEI CALABRESI ONESTI PER SALVARE LA CALABRIA”

Riscontro che la stampa, nel riferire dell’ultimo sondaggio a cura del Pd, dopo quello farlocco di qualche settimana addietro  di Swg, si sofferma sul mio nome, segnalandolo come  tra i  più  noti. Ringrazio di cuore  i cittadini che mi onorano della loro simpatia e la stampa che – nonostante le chiusure del Pd e dei  luogotenenti renziani – impediscono che oltre al rinnovamento negato, alla Calabria  sia negata anche  la verità. In tal caso, la verità su chi i calabresi, interpellati,  individuano come la personalità più indicata per consentire alla nostra regione (la più povera) una svolta.  D’altra parte, i sondaggi li puoi anche  taroccare, ma fino a un certo punto. Perché, se l’obiettivo è annacquare la forza di un personaggio stimato  ma disponi soltanto di personalità con scarso appeal, non c’è manipolazione che tenga. Così sta accadendo che il mio nome, di riffa o di raffa, nei sondaggi fin qui elaborati  per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione, si impone e fa riflettere. Purtroppo, anche quando questi  espedienti  vengono denunciati, non si  riesce ad intaccare il gioco che esclude chi è pronto – come il sottoscritto – a rompere il patto di potere lobbistico e trasversale, che  va avanti da almeno vent’anni e decide le sorti della regione e  che, favorendo carriere politiche immeritate  ha come solo obiettivo l’utilizzo discrezionale della spesa pubblica.  Sorprende  come sia possibile che le Istituzioni nazionali, Presidenza della Repubblica, Parlamento e Governo, pur consapevoli del disastro sociale, politico ed etico in cui versa una regione del Paese dove succede di tutto ed in cui la criminalità organizzata si rafforza anche a causa della sfiducia dei cittadini verso la classe politica regionale, non intendano muovere un dito per impedire che in Calabria tutto resti come sempre.  Il sottoscritto, dopo alcuni tentativi volti a rendere possibile  il cambiamento assieme a quella politica che a parole si dice favorevole alla rottamazione e che addirittura vorrebbe azzerare un’intera classe dirigente, ha preso atto che, anche questa volta, i big della politica preferiscono voltarsi dall’altra parte. La Calabria, pur sapendo  che è  strangolata dalla crisi economica, che ha la peggiore classe dirigente ed è una terra condizionata dalla mafia,  non è affare loro! Vogliono che  se la sbrighi da sé, pur convinti che a prevalere saranno i soliti noti e le solite consuetudini incentrate sulla disamministrazione del bene pubblico. Se si comportano cosi perché  sono consapevoli di non essere dei veri Statisti e che l’importante è illudere i cittadini con un cambiamento scisso da fatti concreti, oppure perché preferiscono avere una Calabria sottomessa, non saprei dire.  Tuttavia, siccome a pagarne il costo, se lo scenario sarà quello che si prefigura,  saremo noi imprenditori, noi cittadini, noi calabresi, e visto che i sondaggi, aldilà del loro uso strumentale, ripropongono l’esigenza del rinnovamento, il sottoscritto sarebbe anche disponibile a lanciare, nella competizione del 23 novembre per la Regione, una Lista civica per salvare la Calabria. Alla condizione che siano i calabresi migliori ad accompagnarmi. I calabresi che a migliaia, se non avranno un’occasione di cambiamento, non andranno a votare.  C’è chi mi sussurra che non c’è più tempo e che gli accordi per vincere le elezioni, da parte dei soliti partiti, sono già in cassaforte e che a me converrebbe ritagliarmi uno spazio di gestione nella squadra di chi vince;  che insomma la Lista civica sarebbe come Davide contro Golia. Io so quanto sia difficile schierarsi contro apparati organizzati. Nel 2010, con lo slogan “Io resto in Calabria”, l’ho già sperimentato. Ma se davvero vogliamo riscattare questa nostra  Calabria un tentativo va fatto.  Ai giovani, agli onesti, ai calabresi, ai “senzanome” che amano la loro terra, io dico di provarci.

Pippo Callipo

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LETTERA APERTA DI PIPPO CALLIPO A MATTEO RENZI

Ho sperato che affrontasse il problema Calabria con la stessa determinazione che l’ha contraddistinta nell’affrontare altri problemi nazionali e all’interno del Pd. Invece, purtroppo, così non è stato; una cocente delusione per me e per tanti cittadini calabresi, nel constatare come si sta trattando la “questione Calabria” circa le prossime elezioni regionali. Il suo braccio destro e vice-segretario, lunedì 30 giugno, in assemblea a Lamezia Terme fa il “Ponzio Pilato”. Ossia: Roma non interferisce nelle vicende calabresi. Bene; ringrazio insieme a tanti calabresi per questa autonomia che ci viene riconosciuta. Come dire: fate come il polipo, cucinatevi nella vostra stessa acqua. Sembra la stessa strategia del precedente segretario, Bersani, che nel 2010, al mio invito di venire in Calabria, per rendersi conto da vicino dello stato delle cose e prendere in mano la situazione, mi rispose: non posso venire in Calabria, perché c’è una situazione molto complessa. E per la Calabria, in quella tornata elettorale, finì come finì. Oggi lei, che parla da sempre, fin dall’inizio della sua ascesa politica, di rottamazione, di nuovo, di cambiamento, di donne e uomini nuovi, ci lascia in mano alle persone responsabili di questi ultimi trent’anni di amministrazione fallimentare. In nessuna azienda privata ben amministrata potrebbe succedere una cosa del genere. E’ aberrante, pensare che per i prossimi cinque anni avremo al timone comandante e marinai che hanno già fatto finire la nave sugli scogli. Queste persone alle quali lei, attraverso il suo vice segretario, Guerini, ha dichiarato “la non interferenza”, secondo me non meriterebbero la sua fiducia. Hanno contribuito alla distruzione della vita socio-economica della nostra meravigliosa regione. Continuano a tenerla sotto scacco e nello stato di grande bisogno, perché solo così possono “gestire” le persone e continuare a salvaguardare le loro immeritate carriere politiche.  Ovviamente non tutti; ma la maggior parte si.  Qui non ci lasciano crescere, non vogliono lo sviluppo economico, non vogliono che si crei vera occupazione perché solo così possono gestire la popolazione calabrese. I giovani e le menti continuano a lasciare la regione in cerca di occupazione e “loro” questo vogliono, perché così non si crea una classe intellettuale che li contesti. In una poesia, Nicola Giunta di Reggio Calabria scriveva “nani su’ iddi e vonnu a tutti nani”.  Questa è la triste verità alla quale, violentandoci psicologicamente e moralmente, ci dobbiamo abituare.  Mi appello a lei perché solo lei in questo momento, ha in mano il destino della nostra regione. Si voterà, così pare, in autunno in Calabria. Riparta da qui, dal profondo Sud, con la sua rivoluzione! perché tutta l’Italia ci guarderà con attenzione. (Io parlavo di rivoluzione molti anni addietro).  Faccia in modo che i calabresi riprendano fiducia in se stessi e continuino a credere in questa terra. Faccia in modo che riprendano coraggio ed entusiasmo e gridino: ”Io Resto in Calabria!”

Pizzo, 2 luglio 2014

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Loghi-associazioni

Comunicato stampa del 28 giugno 2014

Loghi-associazioniDal disagio e dal fermento socio-politico prima di un piccolo gruppo di persone, che man mano è cresciuto, e poi da intere associazioni di persone  è nata la necessità e la voglia di cambiare una classe dirigente, che allo stato vive nell’immobilismo quasi assoluto, legato all’interesse personale, del proprio orticello. Vi è la necessità di rinnovamento di uomini e  negli uomini, nei programmi nei modi di vivere ed interpretare la politica. Abbiamo vissuto fino ad oggi l’arroccamento di politici che difendono le loro poltrone, le loro posizioni, che non accettano il confronto; politici che hanno dimenticato il cittadino e che dimenticano spesso e volentieri il fabbisogno quotidiano di lavoro, di buona sanità, di legalità e trasparenza. Personalità ambigue che pur di raggiungere i loro scopi ed interessi, a questo punto personali, scambiano favori con personaggi che vivono ai margini della legalità.

Questi pur di affermare il loro potere si sono circondati di “amici”  che diventati improvvisamente dirigenti e/o funzionari  senza alcun concorso, senza nessuna competenza e/o merito hanno bloccato e rallentato l’efficienza della pubblica Amministrazione.

Vi è la necessità di riprenderci la dignità di cittadino calabrese, di uomo o donna che vive in Calabria; la necessità di riprenderci e difendere la dignità di chi vive di lavoro, quotidianamente; di lavoro onesto, di chi cerca nella piena legalità di sopravvivere all’onta di una vergogna, anche mediatica, volta contro l’assioma “calabrese uguale delinquente” ha bisogno di un motore nuovo; la necessità di proporre concretamente un cambiamento; cambiamento inteso come inversione del modo di pensare, di agire, di fare che ci obbliga a partecipare alla vita politica regionale.

Il cambiamento è inteso come volontà, di una massa compatta di persone che non delinque, di una massa compatta di uomini , donne, giovani, che è consapevole, dotta, e reattiva, vogliosa di partecipare e riscrivere le nuove regole di  gestione della crescita di una regione pulita ed onesta.

I Calabresi  vogliono il cambiamento,  lo pretendono, perché sono stanchi di subire angherie istituzionalizzate da parte di chi occupa posti ed esercita potere in modo assolutamente illegale.

L’unione di persone che forma una massa compatta si può ottenere. E’  necessario costituire una confederazione di associazioni, che già esistono sul territorio regionale, che già tutelano ed informano i loro iscritti, e quindi li tutelano.

La necessità e la volontà di una partecipazione attiva crea e fa nascere il desiderio di soluzioni di problematiche dei territori e/o delle associazioni di categoria, la necessità di argomentare, tutelare e risolvere i problemi non deve essere imposta da chi intravede solo la possibilità di un guadagno personale, o economico o in numero di voti, ma deve essere la spinta di una crescita che dal basso solleva argomentazioni che impongono soluzioni reali e  partecipate anche con i rappresentati eletti .

Per far ciò è necessario, è indispensabile essere reattivi, essere  consapevoli,  essere e pretendere di essere informati nel modo più corretto possibile; perché il cambiamento si può e si deve fare, non c’è bisogno di potenti e di potentati per creare la crescita di una regione, la migliore forma di crescita è data dalla conoscenza dei problemi e dalla ferma volontà di volerli risolvere .. si deve e si può cambiare.

Il dialogo e la partecipazione costante e diretta generano “pressione” alle amministrazioni che automaticamente renderanno conto ai cittadini delle loro scelte politiche.

Un’informazione che si arricchisce all’interno di gruppi, di movimenti, di associazioni crea partecipazione, crea crescita culturale e personale.

Ecco perché per un rinnovamento della politica dal basso e dal disagio, morale etico economico, vogliamo partire dalle associazioni. Vogliamo creare una “CONFEDERAZIONE DI ASSOCIAZIONI” per costruire un programma che dia delle PROSPETTIVE FUTURE, che porti, seguendo la logica appena descritta, ad una Democrazia Partecipata che consenta a tutti di affermare con decisione e soprattutto con convinzione IO RESTO IN CALABRIA.

Pippo Callipo e Massimo Misiti

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