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Consiglieri supplenti: non facciamo ridere l’Italia

Oggi la regione più povera d’Europa ha un Ente Regione con 50 onorevoli, più 4 assessori esterni e due sottosegretari. Un esercito, a cui si aggiungono direttori generali, capigabinetto con i relativi vice, dirigenti di settore, esperti e consulenti a profusione. Nella VII legislatura erano 40, in realtà di Consiglieri ne servirebbero 30, ma ora, se andasse in porto l’altra geniale riforma firmata da Bova/Loiero, la Regione rischia di avere altri sei o sette Consiglieri regionali, arrivando ad un numero che farebbe ridere di noi l’Italia. Ben oltre 60 super indennità, le più alte d’Italia secondo il Sole 24 Ore dinanzi ad una produttività assolutamente incongrua.

E riderebbe ancora di più l’Italia se dovesse leggere il bigliettino da visita dei nuovi Consiglieri previsti nello Statuto: Mario Rossi, On. Consigliere Regionale Supplente della Calabria. Insomma, la Calabria rischia la fame, il tessuto produttivo è sconquassato, i giovani non sanno dove sbattere la testa per avere un reddito, eppure l’Istituzione Regione sta meditando di ampliare la “casta”; che fino ad ora ha brillato per l’assoluta inconcludenza dal punto di vista dell’efficienza e della produttività.

Mi auguro che il nuovo Presidente della Regione, che non ha apposto la sua firma sulla modifica più brutta dello Statuto, sappia frenare la cupidigia dei politici e mettere un po’ d’ordine in questa Regione in cui la mano destra non sa quel che fa la sinistra. Mentre gli enti locali hanno di che lamentarsi, la Regione più povera che probabilmente ha sforato il Patto di Stabilità pensa di introdurre la figura del Consigliere Supplente.

Tutto ciò, mentre sono state azzerate la Consulta Statutaria, che forse avrebbe potuto evitare alla Calabria le figuracce che sta facendo con le tante impugnative di costituzionalità delle leggi regionali da parte del Governo, la Consulta per l’Ambiente, quando la Regione lamenta il disinteresse del Governo su questo fronte assai critico, e il Comitato per la concertazione sociale.

Hanno piegato la Regione a interessi di bottega

 

Il disordine è gigantesco, hanno piegato la Regione ad interessi di bottega e il rischio è che salti il tavolo. Altro che l’ineleggibilità solo per chi ha disastrato la sanità, qui ci sarebbe da mandare a casa un’intera classe politica che ha messo la Regione sull’orlo della bancarotta. Siamo al rischio che, chiunque andrà a governare dopo Loiero, della Regione trovi solo le macerie. La vicenda del Patto di Stabilità mi auguro che induca sindacati, forze imprenditoriali, associazioni a reagire adeguatamente. E a non accontentarsi di frasi tranquillanti che non tranquillizzano nessuno. Quanto sta accadendo in questi giorni è dimostrativo della particolarità negativa della Regione Calabria. Del suo modo di essere Istituzione e della grande confusione tra gli attori. La politica e la dirigenza si sono mescolate a tal punto da far perdere all’Istituzione Regione ogni sua identità e credibilità. Cosa è accaduto? Vi è l’’esigenza di verificare in queste ore se la Calabria ha ossequiato il Patto di stabilità. Ciò per potere garantire ai vincitori del concorso in Consiglio regionale la legittima assunzione. Ma costoro si trovano, loro malgrado, dentro un meccanismo politico/elettorale che va oltre il loro caso e rende l’idea di come questa brutta politica, per racimolare un maggiore consenso nelle prossime elezioni, non bada né a contraddirsi né a dire numeri a casaccio. Questa maggioranza, definitivamente uscente, usa la Regione e gli enti sub regionali (Asp e Arpacal in particolare) come serbatoi elettorali con la conseguenza di mettere i giovani gli uni contro gli altri e di trasmettere il messaggio immorale che solo servendo la politica, e costringendo giovani laureati e per bene a inchinarsi al politico di turno, si può lavorare in Calabria. Ebbene, a correre in soccorso ai problemi che l’attuale maggioranza Loiero ha nel dimostrare di essere dentro il Patto di stabilità, anziché intervenire il dirigente del bilancio (che si è guardato bene dal farlo), si preferisce il segretario generale, dott. Nicola Durante. Un atto non propriamente corretto, anche per la particolare forma usata nell’esternare la sua dichiarazione che anziché rassicurare la Calabria suscita più preoccupazioni di quante non ce ne fossero già. Che significa, infatti sostenere che è tutto ok in base “agli atti acquisiti dal sistema informativo interno e salvo rettifiche”? Praticamente nulla. Se non affermare che, aprendo il computer, risultano esserci dei numeri che, seppur rettificabili, sembrano dimostrare qualcosa! Per attestare la conformità al Patto di stabilità occorrerebbe l’apposita certificazione. La sua assenza fa venire meno ogni altro genere di affermazione, così come ha ben detto l’assessore Naccari che ha smentito le dichiarazioni del presidente Bova di qualche ora prima. Il tentativo del segretario generale non è pertanto servito a nulla, se non ad esser funzionale a soddisfare un’attuale esigenza della politica che governa impaurita di perdere consensi. Un interesse nei confronti del quale lo stesso, anche per rispetto al ruolo che interpreta, avrebbe fatto meglio a dimostrare quantomeno la sua neutralità.

Attenzione al voto disgiunto

 

Si rassegni, non c’è trippa per gatti! Il voto disgiunto che Misiti indica, a me non piace eticamente, ma prendo atto che c’è, la legge lo prevede. Consente di votare il Consigliere regionale di uno schieramento e il candidato Presidente di un altro schieramento. Per esempio: si può votare un Consigliere regionale del Pd e il candidato Presidente Callipo. Io lo consiglio. Ai tanti amici del centrosinistra, che mi dicono di essere quasi obbligati a votare candidati forti come Amato a Catanzaro o Adamo a Cosenza, mi permetto di rispondere così: fate pure quello che dovete, ma poi concedetevi una boccata d’ossigeno: votate Callipo. Io non tradirò! La mia battaglia è per vincere contro le destre, per affermare un’idea di buon governo in una terra violentata da inciuci, pastette e cambi di casacca. Non intendo vincere per occupare uno spazio di potere pubblico e poi gestirlo a mio uso e consumo. Io voglio cambiare la Calabria e inserire nella Regione energie fresche, volti nuovi, competenze e cinque anni dopo ritornarmene al mio lavoro, che mi piace molto e mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Questi amici del centrosinistra sanno bene che, qualora Loiero dovesse arrivare secondo in Consiglio regionale, il giorno dopo accadrebbe l’inevitabile: chi s’è visto s’è visto. Altro che argine al pericolo nero! Il giorno dopo, Loiero e i suoi fedeli continuerebbero a sostenere l’unico partito a cui hanno sempre aderito: il Partito unico della spesa pubblica. Allora vedremmo inciuci col Centrodestra di ogni colore e specie. E la Calabria, per altri cinque anni, potrà dire addio al riscatto sociale e alla possibilità di mettere in piedi un’opposizione leale, compatta e fondata su principi come legalità, trasparenza nell’amministrazione, sviluppo per tutti e non arricchimento per amici.

Pippo Callipo