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LETTERA APERTA DI PIPPO CALLIPO A MATTEO RENZI

Ho sperato che affrontasse il problema Calabria con la stessa determinazione che l’ha contraddistinta nell’affrontare altri problemi nazionali e all’interno del Pd. Invece, purtroppo, così non è stato; una cocente delusione per me e per tanti cittadini calabresi, nel constatare come si sta trattando la “questione Calabria” circa le prossime elezioni regionali. Il suo braccio destro e vice-segretario, lunedì 30 giugno, in assemblea a Lamezia Terme fa il “Ponzio Pilato”. Ossia: Roma non interferisce nelle vicende calabresi. Bene; ringrazio insieme a tanti calabresi per questa autonomia che ci viene riconosciuta. Come dire: fate come il polipo, cucinatevi nella vostra stessa acqua. Sembra la stessa strategia del precedente segretario, Bersani, che nel 2010, al mio invito di venire in Calabria, per rendersi conto da vicino dello stato delle cose e prendere in mano la situazione, mi rispose: non posso venire in Calabria, perché c’è una situazione molto complessa. E per la Calabria, in quella tornata elettorale, finì come finì. Oggi lei, che parla da sempre, fin dall’inizio della sua ascesa politica, di rottamazione, di nuovo, di cambiamento, di donne e uomini nuovi, ci lascia in mano alle persone responsabili di questi ultimi trent’anni di amministrazione fallimentare. In nessuna azienda privata ben amministrata potrebbe succedere una cosa del genere. E’ aberrante, pensare che per i prossimi cinque anni avremo al timone comandante e marinai che hanno già fatto finire la nave sugli scogli. Queste persone alle quali lei, attraverso il suo vice segretario, Guerini, ha dichiarato “la non interferenza”, secondo me non meriterebbero la sua fiducia. Hanno contribuito alla distruzione della vita socio-economica della nostra meravigliosa regione. Continuano a tenerla sotto scacco e nello stato di grande bisogno, perché solo così possono “gestire” le persone e continuare a salvaguardare le loro immeritate carriere politiche.  Ovviamente non tutti; ma la maggior parte si.  Qui non ci lasciano crescere, non vogliono lo sviluppo economico, non vogliono che si crei vera occupazione perché solo così possono gestire la popolazione calabrese. I giovani e le menti continuano a lasciare la regione in cerca di occupazione e “loro” questo vogliono, perché così non si crea una classe intellettuale che li contesti. In una poesia, Nicola Giunta di Reggio Calabria scriveva “nani su’ iddi e vonnu a tutti nani”.  Questa è la triste verità alla quale, violentandoci psicologicamente e moralmente, ci dobbiamo abituare.  Mi appello a lei perché solo lei in questo momento, ha in mano il destino della nostra regione. Si voterà, così pare, in autunno in Calabria. Riparta da qui, dal profondo Sud, con la sua rivoluzione! perché tutta l’Italia ci guarderà con attenzione. (Io parlavo di rivoluzione molti anni addietro).  Faccia in modo che i calabresi riprendano fiducia in se stessi e continuino a credere in questa terra. Faccia in modo che riprendano coraggio ed entusiasmo e gridino: ”Io Resto in Calabria!”

Pizzo, 2 luglio 2014

Loghi-associazioni

Comunicato stampa del 28 giugno 2014

Loghi-associazioniDal disagio e dal fermento socio-politico prima di un piccolo gruppo di persone, che man mano è cresciuto, e poi da intere associazioni di persone  è nata la necessità e la voglia di cambiare una classe dirigente, che allo stato vive nell’immobilismo quasi assoluto, legato all’interesse personale, del proprio orticello. Vi è la necessità di rinnovamento di uomini e  negli uomini, nei programmi nei modi di vivere ed interpretare la politica. Abbiamo vissuto fino ad oggi l’arroccamento di politici che difendono le loro poltrone, le loro posizioni, che non accettano il confronto; politici che hanno dimenticato il cittadino e che dimenticano spesso e volentieri il fabbisogno quotidiano di lavoro, di buona sanità, di legalità e trasparenza. Personalità ambigue che pur di raggiungere i loro scopi ed interessi, a questo punto personali, scambiano favori con personaggi che vivono ai margini della legalità.

Questi pur di affermare il loro potere si sono circondati di “amici”  che diventati improvvisamente dirigenti e/o funzionari  senza alcun concorso, senza nessuna competenza e/o merito hanno bloccato e rallentato l’efficienza della pubblica Amministrazione.

Vi è la necessità di riprenderci la dignità di cittadino calabrese, di uomo o donna che vive in Calabria; la necessità di riprenderci e difendere la dignità di chi vive di lavoro, quotidianamente; di lavoro onesto, di chi cerca nella piena legalità di sopravvivere all’onta di una vergogna, anche mediatica, volta contro l’assioma “calabrese uguale delinquente” ha bisogno di un motore nuovo; la necessità di proporre concretamente un cambiamento; cambiamento inteso come inversione del modo di pensare, di agire, di fare che ci obbliga a partecipare alla vita politica regionale.

Il cambiamento è inteso come volontà, di una massa compatta di persone che non delinque, di una massa compatta di uomini , donne, giovani, che è consapevole, dotta, e reattiva, vogliosa di partecipare e riscrivere le nuove regole di  gestione della crescita di una regione pulita ed onesta.

I Calabresi  vogliono il cambiamento,  lo pretendono, perché sono stanchi di subire angherie istituzionalizzate da parte di chi occupa posti ed esercita potere in modo assolutamente illegale.

L’unione di persone che forma una massa compatta si può ottenere. E’  necessario costituire una confederazione di associazioni, che già esistono sul territorio regionale, che già tutelano ed informano i loro iscritti, e quindi li tutelano.

La necessità e la volontà di una partecipazione attiva crea e fa nascere il desiderio di soluzioni di problematiche dei territori e/o delle associazioni di categoria, la necessità di argomentare, tutelare e risolvere i problemi non deve essere imposta da chi intravede solo la possibilità di un guadagno personale, o economico o in numero di voti, ma deve essere la spinta di una crescita che dal basso solleva argomentazioni che impongono soluzioni reali e  partecipate anche con i rappresentati eletti .

Per far ciò è necessario, è indispensabile essere reattivi, essere  consapevoli,  essere e pretendere di essere informati nel modo più corretto possibile; perché il cambiamento si può e si deve fare, non c’è bisogno di potenti e di potentati per creare la crescita di una regione, la migliore forma di crescita è data dalla conoscenza dei problemi e dalla ferma volontà di volerli risolvere .. si deve e si può cambiare.

Il dialogo e la partecipazione costante e diretta generano “pressione” alle amministrazioni che automaticamente renderanno conto ai cittadini delle loro scelte politiche.

Un’informazione che si arricchisce all’interno di gruppi, di movimenti, di associazioni crea partecipazione, crea crescita culturale e personale.

Ecco perché per un rinnovamento della politica dal basso e dal disagio, morale etico economico, vogliamo partire dalle associazioni. Vogliamo creare una “CONFEDERAZIONE DI ASSOCIAZIONI” per costruire un programma che dia delle PROSPETTIVE FUTURE, che porti, seguendo la logica appena descritta, ad una Democrazia Partecipata che consenta a tutti di affermare con decisione e soprattutto con convinzione IO RESTO IN CALABRIA.

Pippo Callipo e Massimo Misiti

Solidarietà alle forze di Polizia

Cari amici poliziotti, come ho avuto modo di dichiarare in occasione del convegno nazionale del Coisp, sono con voi con l’anima e col cuore. E non per via della mia candidatura alla Presidenza della Regione, che pure ritengo importante per l’affermazione dei principi di legalità e sviluppo, ma perché sono convinto che senza la vostra valorizzazione il diritto alla sicurezza del cittadino rimarrà, specie nel Sud, un traguardo irraggiungibile. Chi vive in regioni particolarmente difficili come la Calabria e sta dalla parte della legalità, sa quanto sia fondamentale la funzione del poliziotto e di tutte le forze dell’ordine. E’ una vergogna quanto sta capitando al vostro sacrosanto diritto ad un riconoscimento economico adeguato al sacrificio quotidiano cui siete chiamati. Ma come si vuol garantire la sicurezza nel Paese e nel nostro martoriato Sud? Con la solidarietà a tutto spiano che il Governo e la politica offrono quotidianamente a chi è preso di mira dalla criminalità? Basta con le frottole e le parole cui non seguono mai fatti concreti. Trovo aberrante che un Paese civile e democratico mercanteggi con le persone che, in prima linea delegate a garantire l’incolumità del cittadino a prezzo della loro vita, meriterebbero anzitutto più rispetto e quindi una valorizzazione professionale e retributiva. Trovo che ostinarsi a non farlo, sia un’offesa più grave se possibile, della violazione sistematica della nostra Costituzione per fini di parte. Mentre offro la mia solidarietà totale e mi dichiaro a disposizione per qualsiasi iniziativa in cui il Coisp ritenga utile coinvolgermi, spero che anche gli altri candidati alla Presidenza esprimano il loro netto disappunto verso l’atteggiamento di chiusura del Governo.